lunedì 21 dicembre 2009

Dial: revenge ovvero una cosa che significa un'altra


Ci vorrebbe una bella storia d'amore.
Di quelle che mentre le leggi o le guardi o le ascolti, ti senti il cuore leggero e
la lacrima facile.
Di quelle che ti coinvolgono talmente tanto da farti immaginare che in qualche modo assomiglino alla tua... presente o passata non importa.
Quelle che ti farciscono con tanta melanconia, ti cuociono e ti servono,
a temperatura leggermente superiore a quella ambiente,  alla prima canzone
che ti viene in mente.
Che poi ti vorresti tanto innamorare, se non lo sei già o non pensi di esserlo già...
Come dire: fatte le debite distinzioni e proporzioni.
Ma non è il tempo e non è il luogo giusto, direbbe qualcuno.
Invece come sottofondo a questa storia sta bene la parte iniziale, quella non cantata, di Dial: revenge, traccia di Rock action... e se non la conoscete non importa, fidatevi.
Credo che Corso la conosca. Devo avergli passato quell'album ma non ricordo cosa ne pensasse.
Occhi Blu è saltata fuori improvvisamente, dopo una vacanza se non ricordo male.
Io ero rimasto a casa, con le mie faccende da sbrigare e qualche pensiero di troppo, tutta l'estate domeniche comprese.
Corso invece era partito, per una meta non troppo distante e non troppo convinto che quella potesse essere la sua meta. Ma era partito e tant'è.
Il suo ritorno era stato improvviso ed inaspettato, forse anche perchè non era sua abitudine comunicare le sue partenze ed i suoi ritorni. Rimane chiaro e incontrovertibile che non era tornato da solo e ce n'eravamo accorti presto un po' tutti.
Occhi Blu per alcuni aveva gli occhi verdi, per altri grigi e per altri azzurri. Alcuni erano addirittura arrivati ad affermare che avesse gli occhi nerissimi, ma son persone di poca fiducia e di povero intelletto.
Io l'avevo subito battezzata Occhi Blu, perchè il suo sguardo non era quello di un qualsiasi essere con occhi chiari, era più profondo. Sembrava entrarti dentro per voler andare a scoprire il tuo più intimo segreto. E questo spaventava un po' tutti, anche quelli che, di segreti, non erano nemmeno in grado di averne.
Se Occhi Blu fosse stata solo il suo sguardo, il suo rapporto con Corso sarebbe stato considerato una curiosità, una chiacchiera per qualche giorno e poi l'attenzione di tutti avrebbe trovato altri argomenti pruriginosi da sviscerare.
Ma dopo meno di tre giorni dal suo arrivo, Occhi Blu aveva guadagnato l'attenzione di tutti i residenti di sesso maschile del quartiere, di tutti i passanti che per caso l'avevano incrociata e anche di parte delle menti femminili più libere, che avevano semplicemente "triangolato" con gli occhi di qualche "maschio" presente.
In pochi conoscevano il suo nome, ma erano in tanti ad avere trovato facili quanto discutibili soluzioni:
quel Gran pezzo di Figa, il Sogno, la Zoccola, l'Angelo, la Gnocca, Miss Culetto, la Fata, la Topa, la Bernarda, la Madonna, la Patonza, la Troietta, l'Ammazza Cazzi, sua Santità... e chi più ne ha più ne metta...
Tutti mi salutavano, tutti mi chiedevano. Io ero l'Amico di quello Fortunato, del Bastardo, del Coglione, del Mago... di Corso, detto in parole povere.
IO, unica fonte di informazioni, unico aggancio, unico buco nel muro che i due si erano creati intorno...
Purtroppo troppo reticente per la morbosa curiosità che serpeggiava e quindi presto messo da parte e odiato. Non che la cosa mi dispiacesse, ci ho sempre tenuto ad un po' di anonimato, al mio "piccolo banco di nebbia", non si sa mai.
Se Corso se ne fosse accorto, di tutto quel morboso e ormonale interesse nei confronti della sua nuova compagna, non mi è dato saperlo...
La sua vita non sembrava essere cambiata di molto, tranne per il fatto che Occhi Blu pareva possedere il potere di calmare quegli "eccessi" di Corso.
Quando lui perdeva il controllo lei iniziava a raccontargli a memoria qualche favola per bambini.
Occhi Blu lo fa per lavoro. Non calmare Corso ovviamente, scrivere favole per bambini.
Forse non erano le favole in sè, quanto la voce di Occhi Blui. Resta il fatto che Corso entrava in uno stato quasi catatonico e poi voleva dormire, riposare, sdaiarsi. Un'ora dopo si svegliava ed era come se non fosse successo niente.
Ma anche questo è un particolare...
Io comunque non riuscivo a fidarmi di Occhi Blu. C'era qualcosa nella sua supposta "perfezione" che stonava. Non mi pareva nemmeno così interessata alle idee di Corso e per Corso le idee erano Idee, la sua vita, il suo modo di respirare, mangiare, guardare e credo anche di fare l'amore.
Ma in fondo non era nemmeno questo a farmi "dubitare".
Io non mi fidavo di Occhi Blu.
Era un'idea nata lentamente nella mia testa, a cui avevo cercato di dare mille spiegazioni. Potevo semplicemente essere geloso e quindi in qualche modo rifiutavo la persona che desideravo.
Sarebbe stato in qualche modo "umano". Ma questa spiegazione, come molte altre non mi convincevano.
Un piccolo tarlo si apriva nuove vie nella mia testa, silenziosamente e minuziosamente.
Non ci pensavo di continuo. Era un pensiero che saltava fuori senza preavviso e che mi ammutoliva per qualche minuto.
Non era nemmeno la presenza di Occhi Blu a farlo uscire allo scoperto.
Ma è inutile girarci troppo intorno.
Un giorno tutto finì.
Una mattina per essere precisi, una mattina talmente presto che potremmo dire che era ancora quasi notte. Corso e Occhi Blu stavano dormendo.
Gli agenti ci misero poco a sfondare la porta e dopo pochi secondi, un Corso ancora assai addormentato, si trovo una luce negli occhi e la canna di una pistola a pochi centimetri dal naso.
La sua telefonata mi svegliò poco più di un'ora dopo.
Occhi Blu non era Occhi Blu. Usava uno pseudonimo per scrivere favole per bambini e quello stesso pseudonimo l'aveva usato con Corso.
Anche quello che aveva raccontato a Corso della sua vita non corrispondeva con la verità, anche se spesso, la verità non è una ma sono molte, sia nella testa degli esseri umani che tra le pagine della Storia.
Per farla ancora più breve Occhi Blu era fuggita, scappata, si era volatilizzata dopo aver commesso una serie di atti non proprio "umani". Non trovo altra definizione e non voglio nemmeno nutrire la curiosità di quelli che sbavano davanti ad una strage, ad un delitto perverso e a tutto quello che ritengono nel loro "ben pensare", come efferato, inconcepibile, agghiacciante...
Come disse poi un vecchio che spesso stazionava al bar vicino a casa mia: - Quella la l'ha fatta proprio grossa... E chi l'avrebbe mai detto? Con quegli occhioni! ... mah...  Che tempi! -
Corso fu rilasciato due giorni dopo. Nonostante non collaborasse affatto, era chiaro che fosse totalmente all'oscuro su chi era la persona con cui aveva passato gli ultimi tre mesi e su cosa lei avesse fatto prima di entrare nella sua vita.
Lo andai a prendere io. Mi aspettavo di tutto tranne che iniziasse con un discorso contro i metodi degli sbirri, contro la violenza dello Stato e contro ogni tipo di regime carcerario. Ma fu quello che disse per tutto il tragitto e anche per il giorno seguente.
Una sera gli chiesi se voleva parlare di Occhi Blu.
Lui non mi rispose subito, ma dopo pochi minuti mi raccontò la loro storia dall'inizio, dal primo secondo in cui l'aveva vista.
Parlò a lungo, senza farsi mai travolgere dalle emozioni.
Era sicuro che, per quanto Occhi Blu fosse colpevole, e qualsiasi cosa avesse fatto, non fosse stata la stessa persona con cui aveva vissuto in quei tre mesi. Era un'altra parte di lei, una parte che non gli si era mai mostrata o che forse lui non aveva mai notato perchè era troppo impegnato.
Troppo impegnato a non perdere le sue Idee a causa del suo amore per Occhi Blu...
E che forse il Destino si era vendicato di lui, di Corso, che non si era concesso con tutto se stesso all'Amore... 
A sentire parlare di Destino, quello con la "d" maiuscola, e di amore, quello con la "a"come la "d" precendente, mi vennero i brividi.
Una nuova Idea, perchè lui le chiama così, l'Amore per Occhi Blu, in una testa, in un cuore... fate voi... che già nè conteneva più del necessario.
Non ho idea di quanto posso aver sofferto Corso. So che i mesi successivi all'arresto di Occhi Blu non furono per lui una passeggiata. E quei mesi si trasformarono presto in anni.
Perchè il Tempo aiuta, ma non tutti e non nello stesso modo. E se anche aiuta il singolo, spesso fotte tutti... O forse è solo la nostra memoria ad essere un mezzo capriccioso e poco adattabile.

mercoledì 9 dicembre 2009

Diglielo a quelli di Tuvalu che volere è potere...

Corso è in fuga...
Da che cosa non lo sa bene nemmeno lui.
Tutti quei televisori sintonizzati sullo stesso canale, quella voce ripetuta decine di volte... e poi centinaia e forse migliaia. Non importa nemmeno che cosa stesse dicendo, che fosse "intrattenimento" o quella che chiamano informazione... Non importa nemmeno che buona parte della gente, ci stesse dormendo davanti alla televisione.
E' il "fenomeno"!
Migliaia di persone che fissano qualcosa, come se si fossero messe d'accordo. Chiuse nelle Loro case, con in testa i Loro problemi. Un atto di volontà basato sulla non-volontà. Una sorta di riunione, di ritrovo, di grande assemblea di massa, dove nessuno ha la parola e nessuno vede gli altri partecipanti.
Se non quelli che stanno li per lavoro, per INTRATTENERE.
Corso corre nella notte.
Corre... ormai non si può dire più che corra: arranca, inciampa su se stesso, si trascina.
Va avanti senza scappare.
Corre a trovare rifugio, riparo. Un angolo in cui ripararsi e resistere e forse poi avanzare.
Corso ricorda un giorno, tanti anni fa, una domenica pomeriggio probabilmente.
Suo padre avete appena finito un lavoro in casa.
Riparare una presa elettrica, mettere le tende di nylon sul balcone, cambiare una guarnizione, non è poi così importante.
Si ricorda solo suo padre che si volta, lo guarda sorridente, stanco ma sorridente e gli dice:
"Volere è potere..."
E' Corso gli ha creduto quella volta.
Per molti anni ha pensato di essere "speciale", solo perchè lo voleva.
Ha creduto di poter fare grandi cose, di poter rincorrere traguardi. Che poi un traguardo non lo rincorri, lui è lì, fermo, non si muove. E' una linea che devi raggiungere. Non è lui che si sposta, sei tu al massimo che non riesci ad arrivarci.
Dopo molti anni ha pensato che, o lui era un fesso, un fallito, l'ultimo degli esseri viventi o non bastava VOLERE.
E si è anche accorto che in molti intorno a lui avevano smesso presto di VOLERE.
Si erano "accontentati", anche se a tutti piaceva più affermare di essere CRESCIUTI, di aver CAMBIATO OBBIETTIVI.
Chissà come mai!? Tutti cretini! Erano stati tutti un branco di idioti che avevano pensato delle cose per un po' di anni e poi, un giorno, un mattino forse, si erano svegliati rinsaviti. Avevano CAMBIATO OBBIETTIVI.
Certo che non tutti possono essere IL miglior chitarrista blues del mondo, per fare un esempio... non sarebbe più "IL" miglior... Certo che non tutti possono essere ricchi... Senza poveri o meno ricchi, il concetto, la parola stessa, RICCO, non avrebbe più senso di esistere.
Ma passare da "l'idea di", al più completo disinteresse... al trovarsi tutti lì, davanti al "tubo catodico"... o al "digitale terrestre", sì è più attuale... passivi di fronte a qualsiasi demagogia ci passi davanti al naso... Questo Corso proprio non lo tollera. Ed è per questo che si odia ogniqualvota si vede recitare la stessa parte.
VOLERE in fondo è un lusso o una follia.
Le cose vanno in un certo modo e ai più non è concesso cambiare molto di quel modo.
VOLERE è un lusso concesso a chi si può permettere, a chi PUO'!
Oppure ai matti, quelli che VOGLIONO nonostante tutto, quelli che continuano a correre anche se si trovano davanti ad un muro, ed è una gara tra loro ed il muro, a chi si stanca per primo.
Ma questa in fondo non è che una visione romantica della vita, è il modo di cui si parla degli Eroi.
E non sta nè in cielo nè in terra che chiunque corra contro un muro sia un Eroe.
Corso n'è convinto: VOLERE non è POTERE.
Sarebbe troppo facile. Ma non per questo Corso smette di correre e di VOLERE.
Forse per fare l'Eroe, forse per carattere, non sa nemmeno questo.
Purtroppo nè il carattere, nè il VOLERE e tantomeno il correre, gli fanno dimenticare la reàltà
Ed il giorno in cui la monarchia parlamentare di Tuvalu starà per essere sommersa dall'oceano, Corso non crede che i suoi undicimila abitanti (meno i 27 all'anno che la Nuova Zelanda ha offerto di ospitare) si riuniranno sulla spiaggia, o su quello che sarà rimasto, prendendosi per mano ed inizieranno a VOLERE che l'oceano si fermi. E di questo fatto, ora  come quel giorno, saremo noi TUTTI i responsabili.
Se Corso lo dicesse a tutti quelli che incontra, molti gli risponderebbero:
- Io non ho fatto niente! Ma tu sei pazzo!-
"Ammettere i propri errori" dovrebbe essere considerata un'Arte e finire nel novero di quelle Maggiori.
Corso lo sa, è difficile per chiunque ammettere il più piccolo errore, figuriamoci la scomparsa di nove isole... senza che magari neanche la televisione ci abbia informati in precedenza!
(Tuvalu sarà uno dei primi paesi a SUBIRE il cambiamento climatico e la cosa è assai "ironica", visto che;TUVALU)

sabato 5 dicembre 2009

una Storia complicata

Corso è il mio vicino di casa.
In realtà non lo è più da un po' di tempo, fisicamente parlando.
Da quando non convive più con quella sua amica e non è più riuscito a pagare da solo affitto e spese.
Ha trovato una stanza non lontano da casa mia, ma è rimasto il mio "vicino di casa".
Questo perchè spesso fa il suo ingresso a casa mia, perchè quando ha bisogno di qualcosa non mi chiama, viene direttamente... che sia lo zucchero o un consiglio.
Corso quindi è il mio Vicino di casa.
Corso si sente spesso un alieno, sente di non appartenere a questo mondo, non lo capisce.
Ed è anche abbastanza evidente che, altrettanto spesso, questo mondo non capisca lui.
Per farla semplice...
La sua libreria è affollata di libri che parlano di rivoluzioni e rivoluzionari.
E' in quei libri che Corso trova pace.
Quando perde contatto con la realtà, Corso legge.
Ed in quei libri vivono le sue idee, le sue sensazioni, la sua voglia di cambiare se stesso prima ed il mondo poi. Corso da per scontato che la soluzione sta nel "cambiare".
Corso ha provato molte volte ad entrare in gruppi, associazioni, movimenti, ma rare volte ha trovato quello che cercava. Un piano, un leader, una linea d'azione chiara, decisa e precisa.
Anche quelle poche volte in cui gli sembrava di essere nel posto giusto, dopo poco tempo si accorgeva di una "deriva".
Corso le chiama così: "derive".
Quando qualcuno che diceva di pensare delle cose e per questo di volerle mettere in pratica, non lo fa, cambia idea senza motivarne il cambio, cede a compromessi più di quanto sia ragionevole... Corso dice: - Tizio/quel movimento/quel gruppo è alla "deriva"-
Lo stesso Corso si rende conto di essere costantemente alla "deriva".
Solo che ci sono alcuni giorni in cui questa "deriva" è sopportabile, trova spiegazioni e giustificazioni e tutto sembra mostrarsi in un quadro chiaro seppur non positivo.
Poi ci sono altri momenti in cui le giustificazioni zoppicano e le spiegazioni sembrano sempre le stesse.
Corso non riesce a dimenticare il suo personale "dolore", nemmeno quando si sente felice. Le sue felicità sono più fragili. Hanno un handicap di partenza e per questo durano poco.
Spesso Corso perde il controllo, si dispera, si erge a giudice di se stesso, passa dalla furia alla depressione, s'infligge punizioni inutili o inizia a provare un disgusto profondo per se stesso e per gli altri. Ed è spesso proprio in quei momenti che me lo ritrovo sulla porta di casa.
Due mesi fa eravamo a casa di un amico per una cena. Una piccola festicciola per un compleanno o qualcosa di simile. C'erano una decina di persone.
Qualcuno ad un certo punto ha acceso la televisione per un non ben precisato motivo.
Io stavo li seduto a chiacchierare con Corso ed altre due persone.
Uno degli altri ci ha fatto notare che qualcuno nel palazzo stava seguendo la stessa trasmissione.
Siamo rimasti zitti per alcuni minuti ed effettivamente l'audio della tv sembrava tornare da una direzione completamente diversa da quella dell'apparecchio di fronte a noi.
Corso era stato inquieto tutta la sera.
Passava dal tener banco sugli argomenti più disparati ad un silenzio solitario e quasi risentito.
Si è alzato di colpo, ha aperto la porta e si è affacciato sulle scale.
Si è messo ad origliare a tutte le porte del palazzo. Piano per piano.
Ed ogni volta che sentiva lo stesso audio dello stesso programma televisivo, pareva che qualcuno gli infliggesse una scudisciata.
Più continuava con la sua "indagine" più il suo volto perdeva i suoi caratteristici tratti.
Le smorfie si susseguivano. Corso borbottava frasi incomprensibili e sudava visibilmente.
Arrivato al pian terreno ha cacciato un urlo e si è messo a correre verso l'esterno.
In due gli siamo andati dietro, preoccupati per il suo stato d'animo evidentemente alterato e per le possibili conseguenze.
Non è stato facile stargli dietro e non avrei mai detto che Corso, non certo uno sportivo, potesse avere così tanta resistenza nel correre.
Corso correva e miei polmoni si facevano sempre più pesanti e le mie gambe sempre più molli.
Neanche il mio compagno di inseguimento sembrava aver più fiato.
Ed è così che l'abbiamo perso.
Dopo aver ripreso fiato abbiamo iniziato a girare per il quartiere.
C'era poca gente in strada e abbiamo provato anche a chiedere a qualche passante.
Nessuno sembrava averlo visto.
Siamo tornati indietro ed io ho preso la macchina. Volevo essere certo che se ne fosse andato a casa e non in giro a combinare casini.
Ma a casa non c'era. Ero certo che non fosse dietro la porta, in silenzio, facendo finta che il campanello non suonasse.
Sono tornato a casa è ho trovato un biglietto sulla porta:
   Vado a cercare qualcosa di VIVO!
   Saluti
   Corso
Non l'ho più visto.
Ho provato a cercarlo. Ho chiesto in giro. Gli ho mandato sms e gli ho lasciato biglietti sulla porta e nella buca delle lettere.
Da quando se n'è andato inizio anch'io ad innervorsirmi più del dovuto per certe cose.
E forse sto cambiando idea, ci sono molti, fin troppi motivi per incazzarsi e fare qualcosa...

lunedì 16 novembre 2009

abiti per cani

- Dice bene lui... -
Aumento il passo.
- Ma ti rendi conto? Come cazzo gli è venuto in mente? -
Non mi è chiaro se voglio lasciare indietro lei o il paesaggio dello struscio domenicale del centro.
Qualsiasi cerimonia di massa mi urta, mi respinge e mi fa sentire oltre i bordi.
- ... che poi era chiaro che non fosse colpa mia... ti pare che io non dica quello che penso? Sempre! -
Pare che non sia stato chiamato come ascoltatore, credo che mi sia richiesta la sola presenza.
Non la guardo in faccia e creo continui scarti nell'andatura.
Mi sono rifiutato di fermarmi in un bar e le ho proposto di camminare.
Dopo pochi minuti ho sentito il bisogno incontenibile di dire cose che non le avrebbero certo fatto piacere, che non riguardavano nemmeno lei in particolare. Le definirei "considerazioni di carattere generale".
Ma mi rendo conto che è completamente assorbita dal suo discorso.
Mi domando quante volte abbia ripetuto queste frasi mentre si preparava.
Davanti allo specchio, mentre si truccava, quando ha scelto quale maglia abbinare ai pantaloni.
Quando ha controllato di aver preso il cellulare, le chiavi di casa, il portafoglio, i soldi, l'accendino.
Cercando di trovare una frase ad effetto per il finale, proprio quando ha varcato la porta di casa e si è data un'ultima occhiata.
E non importa se l'abbia trovata o meno, tutto il discorso l'ha convinta quel tanto che basta per poterlo ripete. Mi utilizza come ha utilizzato lo specchio, si specchia in me senza nemmeno cercare un cenno d'assenso. Come se io fossi un portatore inconsapevole di giustizia e verità.
Non trova nemmeno strano che io non le risponda o risponda con cenni poco chiari.
- Ma ti ricordi quella volta che siamo andati a comprare quel  regalo? Te l'avevo raccontato? Da lì dovevo accorgermene... Si era comportato esattamente nello stesso modo... Da vera testa di cazzo!!!
Non te lo ricordi? ... Te lo spiego in breve... -
Famigliole costruite in serie scorrono sulla mia sinistra.
Alcune le trovo di una tristezza opprimente. Quelle in cui la nonna ci guarda di storto seguita dalla madre e dalla zia. Ed il bambino più piccolo che si avvicina al padre per chiedergli qualcosa sul nostro conto. Padre che si trincera in un'indifferenza da vero pater familias ma che mi trasmette un'ottusità forse superiore a quella delle donne del branco. Gente che riflette ed osserva sulla scorta di pessime visioni televisive e su esperienza proprie che cercano di chiudere fuori dal proprio raggio qualsiasi tipo di stranezza e diversità si possa immaginare. A meno che non sia inserita in un qualsiasi reality show.
- Capisci? Mi ha dato della cretina appena gli ho proposto... -
Torno a guardarla.
Un giorno ha deciso che c'era una persona che le andava a genio, una persona splendida, con cui andare per negozzi a comprare regali, con cui programmare le vacanze, con cui andare a letto, forse...
Nel tempo ha costruito un'immagine di quella persona. Un'immagine precisa, ben delineata. Lui non avrebbe più potuto stupirla se non con un mazzo di fiori in un giorno non festivo.
Ed in questo ha racchiuso tutta la sicurezza di cui aveva bisogno.
Poi chissà cosa è successo... E chi le ha dato la certezza di aver scelto l'immagine giusta? Chi le ha assicurato che lui fosse così e basta? Che non fosse diventato una proiezione di qualche suo pensiero?
Che la Sicurezza non avesse avuto la meglio sulla sua capacità di giudizio?
E cosa Cristo ha fatto poi di così grave lui?
- ... belle amiche quelle due! Subito a prendere le sue parti! Sai cosa ho pensato? Che quella stronzetta voglia lavorarselo! ..... IO LE CAVO GLI OCCHI!!! -
E cosa avranno mai fatto le "care amiche" per aver perso tutta la loro innata bontà, tutti i loro buoni sentimenti. Tutte quei lati magnifici di cui mi parlava fino ad un paio di giorni fa...
Ho letto da qualche parte che una signora si occupa di disegnare e confezionare abiti per cani. In particolare abiti per cani per matrimoni. Non cani utilizzati come addobbi da matrimonio...
La signora in questione afferma che: - Anche i nostri amici a quattro zampe meritano di partecipare al nostro giorno più importante... e devono aver la possibilità di farlo con gli abiti adatti... -
Non riesco ad immaginare nemmeno quegli stupidi e nevrotici cani di piccola taglia...
Come fa un cane a preoccuparsi di non avere l'abito appropriato?
- ... ti ricordi alla festa di Marco e Giulia? Avevo notato che si guardavano...  ma l'avevo presa sul ridere! Io non sono mai stata eccessivamente gelosa...-
O sei gelosa o non lo sei... Puoi essere anche possessiva, al massimo.
Ma non ho voglia di correggere le tue affermazioni. Non ho nemmeno voglia di pensare alla signora che confenziona abiti da matrimonio per cani. Mi arrabbierei se fossi certo di essere migliore di te o della signora dei cani. M'incazzerei come una bestia e ti sommergerei di insulti.
Ma non nè ho la certezza. Ne dubito fortemente.
E allora ti lascio parlare, mentre cammino tra le luci di Natale montante due mesi prima del necessario, se di "necessario" di può parlare riferendosi alle luci di Natale.
Aspetto che mi venga in mente una battuta. Ironica quanto basta, forse anche cinica. E quello che ti aspetti da me. E io non me la sento di privartene.
E intanto cammino....

sabato 31 ottobre 2009

rumori

Dalla finestra sul lato ovest... Una deduzione. E' li che tramonta il sole.
Come spesso accade, quel maledetto cane frigna. A sentirlo si direbbe un cucciolo.
In realtà è di taglia medio-grande. Quando si stufa di guaire, inizia a giocare con la ciotola del cibo.
Una ciotola di considerevoli dimensioni che, se trascinata sul cemento, produce rumori che stridono con il silenzio intorno. Non odio il cane, mi chiedo come i padroni possano dormire con questo baccano alle tre di notte. Immagino dei tappi nelle loro orecchie e un certo menefreghismo nei confronti dei vicini.
Vicini che probabilemente hanno fatto la stessa scelta, i tappi.
Ad una ottantina di metri io non riesco a dormire, ma non è certo colpa del cane nè della ciotola.
Quel rumore disturba piuttosto una certa atmosfera. Non coincide con quella richiesta dal libro che sto leggendo. Si parla di barricate, di Arditi del Popolo, di vite brevi. C'è un epicità in alcuni racconti, che anche quando non è voluta, affiora dalle pagine. L'epica degli sconfitti per una vita, eroici vincitori di pochi minuti, ore, giorni.
Inizio a calcolare cosa e come potrei lanciare nel giardino del cane. Non conto molto sulla precisione nè sul fatto di poterlo colpire. Cosa che mi sembrerebbe comunque assai vigliacca. E' un tentantivo di distrarlo, di fargli sapere che non è solo, sveglio nella notte.
Valuto in fretta che non ci sono possibilità di riuscita e che comunque il cane desidera cibo o i suoi padroni, o ambedue le cose insieme. Delle richieste "ragionevoli" da parte di un cane.
Molto meno ragionevole è il comportamento del tizio che abita nella casa a nord-est. Un poco loquace uomo sulla sessantina che soffre la classica patologia da pensionato e ha pensato bene di reagire, trasformando il suo garage in un'officina, con tanto di macchine utensili a me sconosciute. Questa piccola officina non ha orari nè giorni di chiusura e il suo industrioso proprietario non ha ferie o festività precise. Può iniziare a far sferragliare le sue macchine la domenica mattina alle otto come il lunedì alle sei di sera. E' una questione di iniziativa.
Perchè, dice lui, i giovani si lamentano che non c'è lavoro, ma poi scioperano ad ogni occasione o rifiutano qualsiasi decorosa occasione di darsi da fare... Dice lui.
Non credo che molti giovani passino da quel garage e se mai dovessero farlo, li inviterei ad atti di "luddismo".
Il cane è l'operoso signore sono note stonate nell'avvicendarsi del mio personale cammino tra il sonno e la veglia. Ma non è certo colpa loro se sono qui dove sono e se non riesco a dormire.
Sarebbe troppo semplice e comodo lasciar ricadere sulle loro teste, canina ed umana, le colpe. Se di colpe si può parlare.
E nemmeno il profondo russare del mio coinquilino e della sua compagna possono essere indicati come principali fattori scatenanti della mia insonnia.
E' una concatenazione di cause esterne ed interne. Perchè anche nella mia testa ci sono rumori, irrequietezze, dissonanze, derive... che m'impediscono di chiudere gli occhi, di sentirmi in pace con me stesso, di pensare che merito il "giusto riposo" o il "riposo dei giusti".
Così rimango sveglio.
Leggendo, cercando da un'altra prospettiva la sensazione giusta, il calo della tensione.
E' il minimo che io possa fare. Il mio personale contributo per una destrutturazione di tutto ciò che andrebbe destrutturato. Con la piena consapevolezza di quanto sia inutile e di quanto sarebbe meglio svegliarsi domani mattina, riposato e pronto a mettere in atto qualcosa di tangibile. Conscio di quanto la mia esistenza non sia, non possa e non intenda essere "esemplare".
Leggo.
"...L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbate su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà..." A. Gramsci. 11/2/1917
Riesco a commuovermi solo per il passato. Il presente mi può disgustare, innervosire, pensare...
Ma riesco a commuovermi solo per il passato...
E rimango sveglio.

lunedì 25 maggio 2009

Facciamo un giro

Poser: Il termine poser è un epiteto usato in certe subculture per indicare, più o meno giustamente, che una persona non appartiene a un certo movimento musicale, ma più che altro finge di esserne parte integrante, per esempio vestendosi semplicemente secondo i canoni dati da quel movimento, senza conoscerlo realmente. ( http://it.wikipedia.org/wiki/Poser )

Ed è così che mi addentro in gallerie fotografiche che attestano la partecipazione di esseri dalla pelle levigatissima, dotati di una cura per l'accessorio che definirei maniacale... la partecipazione, diceva, a serate in cui la "buona" musica la fa da padrona... posti che non è che ci vai e ci entri... ci vai se sei uno di quelli che sa di poterci entrare, di quelli che "conosce"... di quelli che "sa"... di quelli che passerà metà della serata a salutare e l'altra metà a mettersi in posa per queste foto che poi attestano la tua presenza... o forse no...

Forse sono io che mi sono perso nell'osservare il ragazzotto con poca barba. Poca ma molto curata, tanto da sembrare incolta... ma di un incolto ricercato. Vestito di bianco e nero, ma non casualmente... in modo che il bianco ed il nero si trovino e si sposino....che se no è volgare.. Ma non me ne intendo. Mi soffermo di più a notare i capelli, nè corti nè lunghi, schiacciati a regola sulla sua testa. Che sembrano sporchi e unti ma talmente sporchi ed unti da rendere evidente il complesso processo che li ha portati ad essere così.

Non mi voglio far distrarre dalle facili supposizioni, da quelle idee moraliste e vecchie che non devono appartenermi... perchè non sono ancora Vecchio e non ci tengo a passare per moralista.

Così continuo nella galleria fotografica ed incrocio la posa casuale di una biondina con un vestito a tubino nero, con i guanti neri e la matita nera . Pare essere stata colta dal fotografo nell'attimo di un gesto casuale. Quello in cui, con il braccio sinistro alzato a formare una sorta di "collo d'oca", indica con un'espressione che potrei definire "stupita", qualcosa o qualcuno. Mancano gli elementi: non so chi stia guardando o cosa, non so se quella bocca mezza aperta di profilo sia indice dell'emissione di un suono o una semplice espressione di un'accurata mimica facciale. Poi trovo la foto dei dj della serata. Non troppo diversi dai fans accorsi a muoversi al ritmo della loro musica. Anche loro immortalati in pose casuali. Anche loro con pelli levigate. Anche loro con un bicchiere in mano pieno di qualcosa di colorato. Alla sessantacinquesima foto chiudo la galleria fotografica. Ho capito che il termine poser non ha alcun senso. Mi dedico ad altro. I poser non esistono... o almeno non quella sera, in quel posto. Anche questo potrebbe essere casuale. O forse i poser erano rimasti tutti fuori. Forse la "selezione all'entrata" li aveva bloccati. Forse i buttafuori erano finemente addestrati a capire chi appartenesse a quella "scena" e chi avrebbe sfigurato, rovinato la bella atmosfera... chi forse non avrebbe nemmeno apprezzato i fantastici colori dei cocktails... In questi giorni tutti si chiedono se un uomo politico ha avuto strani rapporti con una diciottenne... Negli stessi giorni un comico... uno che batteva il piede in video divertenti.. forse un po' ripetitivi.. è stato beccato con una 13enne... l'aveva conosciuta su facebook. Un comico, un politico, una diciottenne ed una minorenne vanno in un locale, in una di quelle serate lì... se voi faceste selezione all'entrata... chi fareste entrare?

Notte

lunedì 11 maggio 2009

Distanze

-... perchè capisci il problema? Ho quindici giorni di ferie ma ne posso fare giusto sette... al massimo otto a quei prezzi! E non ho alcuna intenzione di starmene "tranquillo a casa" il resto delle ferie... Io ho BISOGNO di staccare! -
- Cambia posto...-
- Ma ci voglio andare da ANNI! e sono mesi che le prometto che ci saremmo stati quest'estate...-
- Se mi chiedi un prestito... lo sai...-
- Figurati! Ci manca solo un prestito... Devo finire di pagare la macchina, l'home theater, la cucina... non so nemmeno quante rate mi mancano per il computer che le ho regalato a Natale...
Era per spiegarti. Questa cazzo di crisi! Ora arriverò al momento di partire così stressato che quando tornerò mi sembrerà di non essere mai uscito dall'ufficio...-
- Non mi pare che lo scorso anno fosse diverso... Ti lamentavi perchè non eri riuscito a trovare un albergo e ti eri dovuto accontentare di un appartemento insieme ad una coppia di amici. Dicevi che eravate anche lontani dalle spiaggie migliori e dai locali... Ma alla fine mi sembra che sia andato tutto bene. Quando sei tornato non facevi altro che dire che saresti ripartito il giorno dopo... Se poi "crisi" per te vuol dire una settimana in meno di vacanza... beh... non ti ha andata ancora bene? -
- Con tutti gli straordinari che ho fatto? Con tutte le ore che non ho dormito la notte per pensare ai problemi al lavoro???? CAZZO! Mi ci vorrebbero quattro settimane! Forse un mese! .... e invece ne ho due... e una mi toccherà passarla nel mortorio di agosto in città... E a lei.. chi lo racconta adesso? Già m'immagino! Dirà che ho speso troppo per lo stadio, che potevo evitarmi le partite a calcetto, le birre con gli amici... che allora sì che avremmo avuto i soldi per due settimane!!-
- Ed è vero?-
- Ma sei fuori???!!! Se non mi prendo qualche pausa anche durante l'anno... secondo te come farei ad arrivare alle ferie?... Beato te.... Tu non hai obblighi, non hai problemi. Puoi fare quello che ti pare...-
- Attualmente sarei disoccupato e non è che navighi nell'oro.... di ferie non se ne parla e non da quest'anno... Cosa m'invidi?-
- La LIBERTA'! Cazzo! Come fai a non capirlo? Tu potresti partire adesso! Tra una settimana! Stare via mesi! -
- Quindi per te la "libertà" è partire quando uno vuole per le ferie?-
- Non solo! Ma non mi dire che non è così!-
- Ciao... buone ferie....-
-Pronto!!????? PRONTO!!!-

domenica 10 maggio 2009

Dovrei

Dovrei fare questo e quello...
Non so nemmeno se ho segnato sull'agenda tutto quello che "dovrei", tutto quello che"avrei voluto"...
e mentre ci penso ho la sottile percezione dello scorrere del tempo.
Resto immobile, seduto sulla costante sicurezza di non poter fermare il tempo...
Tutto quello che non è stato, non sarà più .
E se non sono riuscito a riempire adeguatamente il minuto appena passato, non mi sarà data una seconda occasione, non sarà possibile dare delle spiegazioni o inventare delle scuse.
Non troverò qualcuno con cui giustificarmi.
Probabilmente nè perderò anche la memoria...
E allora batto sui tasti più veloce che posso, sperando di non ritrovarmi inadeguato anche nei confronti del minuto che sta passando... che è passato..