Dalla finestra sul lato ovest... Una deduzione. E' li che tramonta il sole.
Come spesso accade, quel maledetto cane frigna. A sentirlo si direbbe un cucciolo.
In realtà è di taglia medio-grande. Quando si stufa di guaire, inizia a giocare con la ciotola del cibo.
Una ciotola di considerevoli dimensioni che, se trascinata sul cemento, produce rumori che stridono con il silenzio intorno. Non odio il cane, mi chiedo come i padroni possano dormire con questo baccano alle tre di notte. Immagino dei tappi nelle loro orecchie e un certo menefreghismo nei confronti dei vicini.
Vicini che probabilemente hanno fatto la stessa scelta, i tappi.
Ad una ottantina di metri io non riesco a dormire, ma non è certo colpa del cane nè della ciotola.
Quel rumore disturba piuttosto una certa atmosfera. Non coincide con quella richiesta dal libro che sto leggendo. Si parla di barricate, di Arditi del Popolo, di vite brevi. C'è un epicità in alcuni racconti, che anche quando non è voluta, affiora dalle pagine. L'epica degli sconfitti per una vita, eroici vincitori di pochi minuti, ore, giorni.
Inizio a calcolare cosa e come potrei lanciare nel giardino del cane. Non conto molto sulla precisione nè sul fatto di poterlo colpire. Cosa che mi sembrerebbe comunque assai vigliacca. E' un tentantivo di distrarlo, di fargli sapere che non è solo, sveglio nella notte.
Valuto in fretta che non ci sono possibilità di riuscita e che comunque il cane desidera cibo o i suoi padroni, o ambedue le cose insieme. Delle richieste "ragionevoli" da parte di un cane.
Molto meno ragionevole è il comportamento del tizio che abita nella casa a nord-est. Un poco loquace uomo sulla sessantina che soffre la classica patologia da pensionato e ha pensato bene di reagire, trasformando il suo garage in un'officina, con tanto di macchine utensili a me sconosciute. Questa piccola officina non ha orari nè giorni di chiusura e il suo industrioso proprietario non ha ferie o festività precise. Può iniziare a far sferragliare le sue macchine la domenica mattina alle otto come il lunedì alle sei di sera. E' una questione di iniziativa.
Perchè, dice lui, i giovani si lamentano che non c'è lavoro, ma poi scioperano ad ogni occasione o rifiutano qualsiasi decorosa occasione di darsi da fare... Dice lui.
Non credo che molti giovani passino da quel garage e se mai dovessero farlo, li inviterei ad atti di "luddismo".
Il cane è l'operoso signore sono note stonate nell'avvicendarsi del mio personale cammino tra il sonno e la veglia. Ma non è certo colpa loro se sono qui dove sono e se non riesco a dormire.
Sarebbe troppo semplice e comodo lasciar ricadere sulle loro teste, canina ed umana, le colpe. Se di colpe si può parlare.
E nemmeno il profondo russare del mio coinquilino e della sua compagna possono essere indicati come principali fattori scatenanti della mia insonnia.
E' una concatenazione di cause esterne ed interne. Perchè anche nella mia testa ci sono rumori, irrequietezze, dissonanze, derive... che m'impediscono di chiudere gli occhi, di sentirmi in pace con me stesso, di pensare che merito il "giusto riposo" o il "riposo dei giusti".
Così rimango sveglio.
Leggendo, cercando da un'altra prospettiva la sensazione giusta, il calo della tensione.
E' il minimo che io possa fare. Il mio personale contributo per una destrutturazione di tutto ciò che andrebbe destrutturato. Con la piena consapevolezza di quanto sia inutile e di quanto sarebbe meglio svegliarsi domani mattina, riposato e pronto a mettere in atto qualcosa di tangibile. Conscio di quanto la mia esistenza non sia, non possa e non intenda essere "esemplare".
Leggo.
"...L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbate su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà..." A. Gramsci. 11/2/1917
Riesco a commuovermi solo per il passato. Il presente mi può disgustare, innervosire, pensare...
Ma riesco a commuovermi solo per il passato...
E rimango sveglio.