sabato 5 dicembre 2009

una Storia complicata

Corso è il mio vicino di casa.
In realtà non lo è più da un po' di tempo, fisicamente parlando.
Da quando non convive più con quella sua amica e non è più riuscito a pagare da solo affitto e spese.
Ha trovato una stanza non lontano da casa mia, ma è rimasto il mio "vicino di casa".
Questo perchè spesso fa il suo ingresso a casa mia, perchè quando ha bisogno di qualcosa non mi chiama, viene direttamente... che sia lo zucchero o un consiglio.
Corso quindi è il mio Vicino di casa.
Corso si sente spesso un alieno, sente di non appartenere a questo mondo, non lo capisce.
Ed è anche abbastanza evidente che, altrettanto spesso, questo mondo non capisca lui.
Per farla semplice...
La sua libreria è affollata di libri che parlano di rivoluzioni e rivoluzionari.
E' in quei libri che Corso trova pace.
Quando perde contatto con la realtà, Corso legge.
Ed in quei libri vivono le sue idee, le sue sensazioni, la sua voglia di cambiare se stesso prima ed il mondo poi. Corso da per scontato che la soluzione sta nel "cambiare".
Corso ha provato molte volte ad entrare in gruppi, associazioni, movimenti, ma rare volte ha trovato quello che cercava. Un piano, un leader, una linea d'azione chiara, decisa e precisa.
Anche quelle poche volte in cui gli sembrava di essere nel posto giusto, dopo poco tempo si accorgeva di una "deriva".
Corso le chiama così: "derive".
Quando qualcuno che diceva di pensare delle cose e per questo di volerle mettere in pratica, non lo fa, cambia idea senza motivarne il cambio, cede a compromessi più di quanto sia ragionevole... Corso dice: - Tizio/quel movimento/quel gruppo è alla "deriva"-
Lo stesso Corso si rende conto di essere costantemente alla "deriva".
Solo che ci sono alcuni giorni in cui questa "deriva" è sopportabile, trova spiegazioni e giustificazioni e tutto sembra mostrarsi in un quadro chiaro seppur non positivo.
Poi ci sono altri momenti in cui le giustificazioni zoppicano e le spiegazioni sembrano sempre le stesse.
Corso non riesce a dimenticare il suo personale "dolore", nemmeno quando si sente felice. Le sue felicità sono più fragili. Hanno un handicap di partenza e per questo durano poco.
Spesso Corso perde il controllo, si dispera, si erge a giudice di se stesso, passa dalla furia alla depressione, s'infligge punizioni inutili o inizia a provare un disgusto profondo per se stesso e per gli altri. Ed è spesso proprio in quei momenti che me lo ritrovo sulla porta di casa.
Due mesi fa eravamo a casa di un amico per una cena. Una piccola festicciola per un compleanno o qualcosa di simile. C'erano una decina di persone.
Qualcuno ad un certo punto ha acceso la televisione per un non ben precisato motivo.
Io stavo li seduto a chiacchierare con Corso ed altre due persone.
Uno degli altri ci ha fatto notare che qualcuno nel palazzo stava seguendo la stessa trasmissione.
Siamo rimasti zitti per alcuni minuti ed effettivamente l'audio della tv sembrava tornare da una direzione completamente diversa da quella dell'apparecchio di fronte a noi.
Corso era stato inquieto tutta la sera.
Passava dal tener banco sugli argomenti più disparati ad un silenzio solitario e quasi risentito.
Si è alzato di colpo, ha aperto la porta e si è affacciato sulle scale.
Si è messo ad origliare a tutte le porte del palazzo. Piano per piano.
Ed ogni volta che sentiva lo stesso audio dello stesso programma televisivo, pareva che qualcuno gli infliggesse una scudisciata.
Più continuava con la sua "indagine" più il suo volto perdeva i suoi caratteristici tratti.
Le smorfie si susseguivano. Corso borbottava frasi incomprensibili e sudava visibilmente.
Arrivato al pian terreno ha cacciato un urlo e si è messo a correre verso l'esterno.
In due gli siamo andati dietro, preoccupati per il suo stato d'animo evidentemente alterato e per le possibili conseguenze.
Non è stato facile stargli dietro e non avrei mai detto che Corso, non certo uno sportivo, potesse avere così tanta resistenza nel correre.
Corso correva e miei polmoni si facevano sempre più pesanti e le mie gambe sempre più molli.
Neanche il mio compagno di inseguimento sembrava aver più fiato.
Ed è così che l'abbiamo perso.
Dopo aver ripreso fiato abbiamo iniziato a girare per il quartiere.
C'era poca gente in strada e abbiamo provato anche a chiedere a qualche passante.
Nessuno sembrava averlo visto.
Siamo tornati indietro ed io ho preso la macchina. Volevo essere certo che se ne fosse andato a casa e non in giro a combinare casini.
Ma a casa non c'era. Ero certo che non fosse dietro la porta, in silenzio, facendo finta che il campanello non suonasse.
Sono tornato a casa è ho trovato un biglietto sulla porta:
   Vado a cercare qualcosa di VIVO!
   Saluti
   Corso
Non l'ho più visto.
Ho provato a cercarlo. Ho chiesto in giro. Gli ho mandato sms e gli ho lasciato biglietti sulla porta e nella buca delle lettere.
Da quando se n'è andato inizio anch'io ad innervorsirmi più del dovuto per certe cose.
E forse sto cambiando idea, ci sono molti, fin troppi motivi per incazzarsi e fare qualcosa...

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