E' uno di quei giorni in cui Corso risponde a monosillabi e io non ho voglia di fare domande.
Sto davanti al computer senza combinare nulla di particolare.
Vago su youtube e su siti d'informazione, disinformazione e controinformazione.
Intanto Corso cerca di portare a termine una traduzione.
Una raccolta di racconti brevi noir, non più di duecento pagine in tutto.
- Su sette se ne salvano due, gli altri hanno visto troppa televisione-
L'ha affermato con la sicurezza di un vecchio critico letterario annoiato e la faccia di un giovane produttore rapace alla ricerca della storia giusta per lanciare la starlette di turno.
E' probabile che i due racconti in questione saranno quelli tradotti meglio.
Non si può dire che l'imparzialità sia una dote che ci contraddistingua.
Passano un paio di ore e nessuno dei due è riuscito a combinare niente di sufficientemente significativo da giustificare il fatto di rimanere ognuno seduto al suo posto.
Di comune accordo raccogliamo i giubbotti e usciamo di casa.
Prima di mettere la testa fuori e di infilarmi sotto la pioggia mi do una spruzzata di propoli in gola,
è un gesto che attualmente ritengo più utile che specchiarsi per vedere come va la mia faccia o se i miei indumenti fanno a pugni fra di loro.
E ciò non vuol dire che io sia un "propoli dipendente".
E' un gesto "psicosomatico", come il mio mal di gola.
Ci dividiamo presto, appuntamento ad una cena benefit vero le 20.
Decido di raggiungere il capoluogo grazie al passaggio di un conoscente che esce a quest'ora dal lavoro e che va nella direzione giusta.
Il passaggio dalla periferia alla Città è indolore, un leggero variare delle tonalità di grigio e della quantità di traffico.
Lui si lamenta del suo lavoro e mi racconto per l'ennesima volta di essere stato ad un passo da una grossa vincita.
- Avevo già il cellulare in mano! Porca troia! Tutta una serie di nomi in mente e una serie di vaffanculo in canna... La mattina dopo andavo a comprarmi una macchina seria e poi avrei passato la giornata a sgasare davanti all'ufficio alla faccia di quei caproni... puttana miseria!-
Scendo in una piazza con parcheggio a pagamento e mi dirigo verso il centro.
Mi fermo a prendere un caffè che risulta scisso tra fondi e acqua.
Guardo la barista che ha anche il coraggio di osservarmi con aria compiaciuta, come se volesse dirmi:
-Buono eh!!?-
Sciacquo via il sapore con un bicchiere di acqua frizzante gelato... giusto per sentire l'effetto che fa sulle mie gengive...
Una botta di vita.
Esco e cerco di sistemarmi le cuffiette dell'ipod nelle orecchie, ma pare essere uno di quei giorni in cui, o il mio condotto uditivo si è ristretto o le cuffiette si sono allargate.
Una delle due.
Sta di fatto che, ogni cinque passi, una delle due maledette mi scivola fuori creando un effetto di pan stupido quanto inutile.
Entro in un vicolo per guardare la vetrina di una libreria ma alla fine non mi ci fermo.
Takes to the sky mi porta avanti come una sorta di marcetta.
Finisco, senza volerlo, in una delle vie dello shopping.
Gruppi di giovani e meno giovani con borse in mano.
Non gradisco il panorama così m'infilo in fretta in un'altra stradina laterale.
Mi fermo a far due chiacchiere con un tizio conosciuto all'Università.
Ha perso il lavoro un paio di mesi fa e non gioca a nessuna lotteria nazionale.
In compenso si sta trasformando.
Sempre ben vestito, ben rasato e preciso, ora ha un'aria disordinata e poco curata.
A guardarlo bene mi supera di almeno due spanne in fatto di trascuratezza.
Non capisco se sia dovuto alla sua attuale situazione economica o ad una strana sorta di decandeza che gli viene da dentro.
Lo lascio sfogare, ma purtroppo non ho molto da dirgli così continuo a camminare.
Mi accorgo che sto camminando lungo lo stesso percorso fatto quella domenica con un'amica che voleva rendermi partecipe del suo dramma sentimentale.
Anche oggi non sarei stato in grado di dirle niente e nemmeno di sentirmi abbastanza "superiore" da spostare il baricentro dei suoi pensieri.
Le cuffiette continuano a scivolare con un'alternanza quasi diabolica, dalle orecchie al giubbotto.
Lungo il percorso incontro altre due persone con cui mi fermo a chiacchierare.
Mi dicono esattamente quello che avevo pensato mi avrebbero detto e mi sorprendo a rispondere nello stesso identico modo.
Una giornata a "canovaccio" senza sorprese.
Giro un angolo e sono quasi arrivato alla mia meta quando improvvisamente nell'ipod parte una canzone che non riesco a riconoscere. Inizia con un prolungato rumore, forte e ascendente...
Ed è allora che la vedo.
Sull'orizzonte alla fine del corso che ho appena imboccato.
Un'immensa onda di maremoto di scazzo che mi sta per travolgere...
Non è la prima volta e non sarà l'ultima.

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