venerdì 23 aprile 2010

Ho costruito, solo, uccelli di carta senza temere l'acqua o il fuoco... (1)

Se volessi raccontare, o ancora peggio, scrivere una storia...
Non sarebbe da me, mi sento più a mio agio nel leggere le storie degli altri.
Ma mettiamo il caso che volessi farlo...
Cosa dovrei raccontare?
Dovrei parlare di qualcosa che conosco bene, un argomento che possa padroneggiare?
O più semplicemente dare libero sfogo alla fantasia per poi riordinarla in parole comprensibili?
Credo che sceglierei la prima opzione, più che altro per poter offrire un racconto con un inizio ed una fine.
Rimane il dubbio su cosa io conosca veramente bene e possa padroneggiare...
Poco a pensarci bene.
A tratti credo di intuire o prevedere alcune mosse della natura umana, ma sicuramente non riesco a padroneggiarla.
Tutti gli argomenti e le storie che mi vengono in mente sono evidentemente troppo contorti e poco padroneggiabili...
E allora potrei parlarvi di un uomo che avanza alla guida della sua Bmw, con a fianco una bionda ben vestita e che copre buona parte del viso con un enorme paio di occhiali da sole... La macchina è più alta delle altre che la circondano nel traffico e i due guardano all'esterno con poco interesse...
Lo stesso poco interesse che provo io nel raccontare questa storia.
Per cui la cambio. Scelgo un'altra via.
Squilla il telefono. E'Tizio. Uno di quelli che in rubrica non ha un nome ma un soprannome che dovrebbe ricordarmi chi è o dove e come l'ho conosciuto, o cosa fa nella vita. Sapete che la parola "galloping" in inglese vuol dire proprio "galoppante"? E non vi sembra strano questo scambio di doppie fra la parola in italiano e quella in inglese?
Dopo i consueti convenevoli Tizio mi dice:
- Mi è capitato tra le mani un computer da mettere in sesto. Sistema operativo da aggiornare. Prima di farlo ho backuppato dei dati che avevano lasciato sull'hard disk... So che non è molto professionale, ma gli ho dato un occhiata... Curiosità.-
- Ah... -
- Si lo so, ti stai chiedendo perchè te lo dico...-
- In effetti. -
- Beh c'erano solo documenti, scritti e cose così. Ne ho aperti un paio e ho subito capito che erano tuoi o di Corso. Ti ricordi che mi avevate fatto leggere quelle bozze di progetti? Erano proprio quelli! Così ho subito chiamato l'amica che mi aveva lasciato il computer e le ho chiesto dove l'avesse preso.-
- ... -
- Dice che gliel'ha venduto un tizio a un buon prezzo, cinque giorni fa. Le ho chiesto se lo conosceva e lei mi ha detto che aveva letto l'annuncio in rete. Le ho chiesto come si chiamasse, non era Corso, non eri tu... Insomma, non è il tuo computer, nè sono sicuro. Quello di Corso non so. Se non è nemmeno suo, qualcuno vi ha fregato i file dei vostri progetti... O almeno questo è quello che mi è venuto in mente.-
Gli chiedo che tipo di computer sia.
Stesso modello di quello di Corso. Gliel'ho venduto io poco dopo esserci conosciuti.
Tolti i file delle bozze dei nostri progetti pare non ci sia altro.
Gli dico di tenere lì il computer ancora un paio di giorni.
Corso è ancora in viaggio, non so dove, ma so che non è tornato.
Sergio, per quel che ne so, è ancora alla ricerca della Fine con "quella".
Mi viene in mente che qualcuno possa essere entrato in casa loro.
Corso dice che ci sono sempre tredici angeli neri che stanno di guarda intorno al suo letto. Mai capito cosa voglia dire con questo, ma il suo computer sta ad una certa distanza dal letto. I tredici angeli potrebbero non essersene accorti della sparizione.
Prendo il doppione delle chiavi che mi ha lasciato Corso e in un paio di minuti sono davanti alla porta della casa.
A vederla così non sembra essere stata forzata, ma effettivamente ci sono le finestre, il balcone. E non è nemmeno da sottovalutare il lavoro fatto da una mano particolarmente abile.
Esito senza una precisa ragione.
Per la prima volta noto che c'è una scritta intagliata nello scorrimano delle scale
"Dio benedica i nostri caduti"
Non so perchè, ma mi viene in mente che ho letto da qualche parte che il Partido del Trabajo messicano, ha annunciato che non si presenterà alleato con il PRI e il PAN alle prossime elezioni... Per quel che ne so, potrebbe essere anche una buona notizia per un messicano. Non quanto un'ipotetica resurrezione di Flores Magon con ottantotto anni di ritardo, ma bisogna accontentarsi.
Mi decido ad entrare.
La chiave gira facilmente e la porta si apre.
Ad un primo sguardo, risulta evidente che manchino parecchie cose.

venerdì 16 aprile 2010

Ti ho perso per poco...

- Accompagnami sotto casa di quella.... -
Sergio, apparentemente sbronzo, me lo ordina dal sedile posteriore della mia macchina.
Non sto nemmeno a dire che non mi sembrerebbe il caso, che "quella" non credo desideri vederlo, che nelle attuali condizioni potrebbe fare cose di cui, domani mattina, potrebbe pentirsi amaramente.
Ma non sono un confessore nè una guida morale. Io guido...
Così, senza nemmeno rispondergli, inverto il senso di marcia e mi dirigo dove mi ha indicato.
Dopo pochi minuti mi fermo davanti al portone del caseggiato dove abita "quella".
Scendo dalla macchina e apro la portiera a Sergio.
- Siamo arrivati... -
Lui scende a fatica ed atterra con le ginocchia sul marciapiede.
Lo aiuto a recuperare la posizione eretta.
Lui mi ringrazia e fissa i suoi occhi nei miei, da pochi centimetri di distanza.
- Non me ne vado da qui senza una "fine" degna di questo nome.... ci vediamo...-
Non ho nulla da dire, per cui, chiudo la portiera, gli lascio un po' di tabacco, qualche cartina e un paio di filtrini, pacca sulla spalla e me ne vado.
Non lo guardo nemmeno dallo specchietto. Sergio è entrato in una dimensione in cui non centro un bel nulla. Domani ne potremo riparlare e forse potrò dirgli la mia, niente di più.
Quella l'abbiamo vista qualche ora prima. Si è tagliata i capelli come se qualcuno le avesse schiacciato una scodella in testa. Faceva comunque la sua sporca figura, lei e il suo sguardo sfuggente. Sergio non ci ha più visto e si è lanciato all'arrembaggio... andando a cozzare contro le difese di "quella" e inciampando nel trocco alcohl che aveva buttato giù per dimenticare la stessa "quella".
L'istinto mi porta ad essere solidale con le altrui sofferenze, la ragione me ne allontana.
A volte vince il primo, spesso. Altre volte me ne allontano.
"Qual'è l'espressione che la nostra epoca esige, l'epoca non esige alcuna espressione. Abbiamo visto fotografie di madri asiatiche che hanno perduto i propri cari, non ci interessa lo spasimo dei tuoi organi in subbuglio nulla di quanto puoi mostrare in volto può eguagliare l'orrore dei nostri tempi, non provarci neanche, non faresti altro che esporti al disprezzo di coloro che hanno sofferto per davvero..." (cit L. Cohen)
Escono queste parole dall'autoradio. Non ho mai capito perchè ho inserito questa traccia in un cd da ascoltare in macchina...
Prendo l'autostrada e decido di fermarmi ad un autogrill.
Entro e mi prendo un caffè.
Al banco c'è una coppia che parla sottovoce. I loro prossimi intenti sono chiari e si intuiscono dal tono e dal volume della voce. Quando esco si stanno baciando vicino alla porta di entrata. Lui approfitta della copertura della borsa di lei per accarezzarla attraverso la gonna all'altezza del pube.
Entro in macchina e mi giro. Indovino dal labbiale di lei questa frase: - Continua a baciarmi, non smettere..."
Mi sembra una scena irreale è un po' costruita. Ma forse saranno le luci dell'autogrill che gli fanno da sfondo. Riparte l'autoradio...
"non piantarmi addosso i tuoi occhi ardenti quando parli d'amore, se vuoi far colpo su di me quando parli d'amore mettiti la mano in tasca o sotto il vestito e gioca..."(cit L. Cohen)
Riparto e mi accorgo di aver completamente perso la voglia di tornare a casa.
Andare dritti, in autostrada, non è così difficile.
In Islanda, sotto il ghiacciao Eyjafjallajokull, un vulcano ha deciso di eruttare.
Da alcuni giorni gli aereoporti di mezza Europa sono bloccati e molti voli vengono cancellati.
Oggi la nube di cenere arriverà sopra di me.
Qualche anno fa, ho deciso di esplodere, da allora decollo difficilmente e quelle poche volte in cui lo faccio, sono sempre costretto ad atterraggi di fortuna...
Ti ho perso per poco... la tua abilità nel prendere era limitata e la tua volontà di darmi qualcosa era patetica quanto le tue scuse...
Non ci saranno rimborsi per danni dovuti al ritardo dei voli.




giovedì 1 aprile 2010

Volevo essere altrove ma poi sono inciampato...

Sergio mi guarda mentre preparo la colazione.
- Non hai dormito?- mi fa
- Male, poco, il solito...-
- Certo che tu alla mattina sei un monumento alla gioia! Che cavolo sogni in quel poco che dormi?-
- Non credo di sognare o almeno non me lo ricordo -
- Male! Molto male! Io faccio dei grandi sogni o dei sogni in grande, dipende da come uno la vede... -
- Se ti devo dire la verità a me dei non sogni non me ne può fregare di meno. E il risveglio il momento peggiore... E il momento in cui ricordo chi sono, dove sono e spesso mi ricordo anche che non ho molte buone ragioni per svegliarmi. Stamattina ad esempio me lo sono chiesto. Che cazzo mi sveglio a fare? Non ho niente di preciso da fare se non il dovere si sopravvivere. Tu sei diverso da me io faccio veramente fatica a capire cosa ci faccio al mondo e ho comunque un gran bisogno di capirlo. Pena una depressione che mi porta alla deriva...-
- Solo a sentirti mi fai cadere le palle... Datti una mossa! Sveglia! Fai qualcosa! Sei paralitico? In punto di morte? Sei peggio di Corso! Quando vi prende la luna storta non sembrate più nemmeno in grado di allacciarvi le scarpe! Lui con quei suoi insensati scatti d'ira e tu con la tua cazzo di depressione. Cosa pensi? Che sia una cosa genetica? Una maledizione?-
- Pensala come vuoi... Sono rotto dentro. Sono stato concepito male. Sono inutile a me stesso e poco utile a chiunque altro. Sai cosa mi piacerebbe tanto? Che mi mettessero sotto ghiaccio, o qualcosa di simile. Se qualcuno avesse bisogno di me o avesse qualcosa da farmi fare non ci sarebbe che da scongelarmi, in caso contrario, mi lasciassero pure al fresco...-
- Mi spiace deluderti ma non credo che sia fattibile. Se questa è la tua massima aspirazione, temo rimarrà tale: un'aspirazione... Nel frattempo viviti la vita che ti è stata data e non rompere troppo i coglioni... E se è la "sconfitta" che ti aspetta, tu corrigli contro. Lo sai come la penso.-
- Nessuno intenzione di rompere un bel niente a nessuno... Non devi andare al lavoro? Questa è la colazione e quella e la porta. Finisci questa e chiudi quella quando te ne vai...-
Che Sergio abbia ragione a suo modo, mi è chiarissimo.
Anzi, avrei quasi voglia di ringraziarlo. Non tanto per quello che ha detto, ma per averlo detto...
Non sono abituato al fatto che qualcuno si preoccupi per come vivo la mia vita.
Sta di fatto che vivo in un posto dove da poco ha vinto le elezioni regionali un partito che non mi rappresenta, mi disgusta e la cosa mi ha colpito molto di più di quanto mi aspettassi e di conseguenza è ulteriormente diminuita la mia voglia di avere a che fare con la Realtà. Sta di fatto che sono così poco abituato a sentire qualcosa che quando lo sento di solito mi fa più male che bene, che ho riempito la mia esistenza di vuoti talmente grandi che ora non so più come colmarli e che anche domani mattina mi sveglierò senza una precisa ragione per farlo...
Bevo una tazza di the caldo e mangio un po' di marmellata spalmata su due avanzi di pane.
Non dovrei fumare appena sveglio ma mi sembra la cosa più naturale del mondo.
Dovrei darmi da fare, pensare a qualcosa, dare una svolta... Ma tutto quello che riesco a fare e mettermi seduto ed ascoltare il mondo che mi scorre attorno...
"Aspettavo qualcosa. Che cosa? Non lo sapevo. Però pensavo che la vita non potesse essere solo questo, vale a dire niente, la vita doveva essere qualcosa, e aspettavo che questa cosa arrivasse..." (La vendetta A.Kristof) http://it.wikipedia.org/wiki/Agota_Kristof