In edicola vendono dei giornali per chi è senza un lavoro. Giornali "dedicati"...
A prima vista potrebbero sembrare quotidiani o giornali sportivi. Utilizzano la stessa tipologia di carta, gli stessi caratteri.
E invece sono totalmente dedicati agli annunci di lavoro… L'ultima volta che mi è capitato di vederne uno appeso fuori da un'edicola ricordo che, in prima pagina, a caratteri rossi, troneggiava il titolo "500 addetti Coca Cola" e più in basso, con un carattere leggermente più piccolo, "300 addetti vendite"… Forse avrei dovuto acquistare quel giornale, leggerlo con attenzione e capire che nessuno era alla ricerca di eroi improvvisati o di investigatori più dilettanti che privati.
Riapro gli occhi e sono a terra. Con il sinistro vedo distintamente la superficie irregolare della piastrella biancastra. Il destro non riesco ad aprirlo completamente perché è schiacciato contro l'asciugamano che prima tenevo arrotolato in testa.
Scorrono minuti prima che mi ricordi dove sono e mi venga il minimo istinto di provare a recuperare la posizione eretta.
Provo a muovermi e sento un dolore che parte dalla nuca e si va perdere da qualche parte verso il coccige.
Sembra chiaro che qualcuno abbia deciso di mettermi k.o. tramite la classica botta in testa. E deve anche essere stato decisamente veloce, visto che non mi sono nemmeno accorto che qualcuno mi si fosse avvicinato alle spalle. O forse non me ne ricordo.
Colpa di quei cazzo di film e telefilm. Tu vuoi levarti dalle scatole qualcuno per un po' di tempo e gli pianti una randellata in testa. Così non l'ammazzi ma lo metti fuori gioco per il tempo sufficiente a far quel che devi fare. Qualche tempo fa mi sono documentato sui traumi cranici.
Non è poi così scontato che una botta in testa ti metta solo fuori combattimento per un po'. Forse sarebbe necessaria una campagna informativa a proposito. I traumi cranici o gravi possono causare complicanze di diverso tipo, invalidità permanenti ecc…
E non stiamo parlando di una ristretta percentuale di possibilità…
Per cui credo sia un gesto leggermente vigliacco e superficiale. Stordiscimi e poi finiscimi, lasciarmi svenuto per terra non è un modo sicuro per lavarsi la coscienza e pensare di non aver fatto troppo male, di non aver ucciso nessuno.
Mi ricordo che tra le complicanze più comuni di un trauma cranico ci sono i disturbi del sonno, io ne avrei già a sufficienza così.
E' innegabile che io sia attualmente vivo e anche relativamente in grado di pensare. Se non tengo conto di questo dolore pulsante che cresce partendo dalla nuca e disperdendosi quasi casualmente per il resto del corpo, non mi sembra di avere altro di cui preoccuparmi.
Decido di provare a muovere un arto alla volta, partendo dalle mani. Arti inferiori e superiori paiono rispondere.
Decido di provare lentamente ad alzarmi. Atto che risulta decisamente più complicato del solito.
La testa oltre a fare un male cane è preda di movimenti ondulatori, mi gira con una discreta violenza.
Ritorno alla posizione iniziale.
Buio.
C'è un tizio dietro ad una scrivania.
Ha l'aria del docente universitario, è decisamente calvo e i pochi capelli che ancora si vedono nella parte laterale della testa sono rossicci.
Ha un'aria simpatica, accondiscendente.
Dietro ad una scrivania più piccola, sulla sinistra, sta seduta una donna.
Avrà una quarantina d'anni, i capelli neri tagliati a caschetto, gli occhi verdi e un naso interessante.
Porta gli occhiali ed ha una camicetta azzurro chiaro. Sta davanti ad un terminale e digita su una tastiera.
Sulla sinistra della scrivania più grande c'è un monitor.
Mostra un'immagine che in un primo momento mi pare confusa. Poi, guardando meglio, mi accorgo che si tratta dell'interno del corpo di un essere umano. Facendo mente locale riesco a ricordare alcuni organi, memorie di qualche immagine vista su un libro in rete.
Il tizio inizia a farmi delle domande. Prende dalla scrivania tre volumi, riesco a leggere il nome Antonioni sulla copertina.
Evidentemente si parla delle mie nozioni di cinema.
Inizio a parlare senza aver capito perfettamente la domanda. So con certezza di star confondendo film e temi. Penso ad Antonioni ma dalla mia bocca escono nozioni su Ferreri.
La tizia non mi guarda ma continua a digitare sulla tastiera.
Improvvisamente sento un dolore provenire dal mio corpo e istintivamente guardo lo schermo.
C'è una pallina o comunque qualcosa di circolare all'interno del mio pancreas, o almeno credo sia il mio pancreas, che si sta ingrandendo, che lo sta portanti al collasso.
Il dolore si fa più forte ma so che devo rispondere, che da quello dipende il dolore e l'ingrandirsi della pallina.
Forse riesco a biascicare qualcosa di corretto e il dolore diminuisce.
L'espressione della tizia sulla sinistra non è cambiata minimamente, mentre quella del docente davanti a me sembra invitarmi a procede, sembra volermi incitare a far il meglio possibile.
Cerco di dire tutto quello che mi ricordo sul cinema italiano degli anni '70. Tiro fuori Todo Modo di Elio Petri e mi gioco tutto su quanto mi ricordo del film. Il docente pare soddisfatto, annuisce con la testa e m'invita ad alzarmi. Mi volto e vedo che dietro di me c'è una vasca piena d'acqua. Non ho il tempo di dire ne fare niente. I due mi si avvicinano alle spalle, mi prendono per le spalle e mi buttano la testa sott'acqua.
Non ho nemmeno il tempo di prendere fiato, per cui immediatamente sento l'acqua riempirmi i polmoni.
Mi esce un urlo che nella testa mi sembra molto forte e spalanco gli occhi.
C'è una luce, un soffitto bianco e intorno delle pareti ugualmente bianche ma leggermente sporche.
Sento una voce.
- Si è svegliato…-
Nessun commento:
Posta un commento