domenica 4 luglio 2010

Ho costruito, solo, uccelli di carta senza temere l'acqua o il fuoco... (5)

"Si è svegliato…" dice lei.
Ma io non so dove sono, cosa sia successo e chi sia questa tizia che mi guarda con aria poco partecipe.
Non trovo connessioni tra quello che mi ricordo e quello che vedo.
Lo stesso atto di ricordare risulta uno sforzo maggiore di quello di muovere gambe e braccia.
Mi chiedono di muovermi ma con cautela, arriva un tizio e mi piazza una luce negli occhi e mi dice di fissarla e seguirla mentre la muove lentamente. L'atmosfera è quella di una serie tv sui medici o gli ospedali, di quelle di cui mia madre non si perde una puntata.
Capisco quello che mi viene detto e seguo le istruzioni ma senza troppo convinzione.
Dopo una mezz'ora mi lasciano solo ed è allora che mi accorgo che ci sono altri due letti nella stanza.
Uno vuoto e l'altro occupato da un'anziano signore con un pigiama di un colore indefinibile che sembra dormire profondamente.
Mi alzo dal letto e raggiungo il bagno.
Le gambe e l'equilibrio in generale non sono al massimo, ma non m'impediscono di muovermi.
Quando entro mi appoggio al lavandino e mi guardo nello specchio: ho avuto facce peggiori ma mai una così evidenti fasciatura intorno al capo.
Ritorno a letto e mi metto a dormire.
Non so che ore siano ne tanto meno per quante ore rimango nel mondo dei sogni.
Mi sveglia la stessa tizia e mi dice che devo parlare con i carabinieri.
Altro salto in qualche serie tv di pessimo gusto?
Una vicina ha trovato la porta aperta. Non facendosi i cazzi suoi, per mia fortuna, è entrata e mi ha trovato privo di sensi sul pavimento del bagno.
Mi ha riconosciuto come un amico degli inquilini che abitavano nell'appartamento.
Si è spaventata ed è corsa a chiamare i carabinieri.
I due personaggi in divisa sembrano usciti da un telefilm o da una barzelletta.
Uno è alto e magro, anche troppo magro. L'altro ha un fisico palestrato, tanto che i muscoli sembrano volersi ribellare ed uscire dalla divisa.
Tutti e due anno i capelli neri tagliati corti e portano i baffi.
Mi fanno delle domande a cui io decido subito di non rispondere.
Il lato positivo di aver buona parte della testa coperta da bende è quello di poter fingere facilmente un'amnesia.
Devo ammettere che non ho ben chiaro cosa sia successo, ma qualche idea in proposito me la sono fatta.
I tizzi che avevano svuotato la casa sono arrivati quando io meno me lo aspettavo e mi hanno messo k.o.
Ho un'idea che mi infastidisce più di ogni altra: che lo abbiano fatto con la "mia" chiave inglese.
Rispondo in modo confuso alle loro domande e fingo di avere un'emicrania maggiore di quella che mi attanaglia realmente da quando ho riaperto gli occhi.
I due mi guardano un po' sospettosi, ma dopo poco scopro che hanno parlato al telefono con Corso.
Un vero genio nell'improvvisare storie con gli sbirri.
Io ero lì per svuotare la casa in vista di un suo prossimo trasloco.
Ero a casa sua per prendere le ultime cose: vestiti, libri e poco altro
Da qualche settimana lui era all'estero per lavoro ed aveva deciso di rimanerci evitando di dover fare su e giù dall'Italia per un anno.
Probabilmente qualche disperato voleva approfittare della situazione per portarsi via qualcosa.
Non doveva essere qualcuno del mestiere perché si era introdotto in casa o mentre ero lì o poco prima.
Così, preso dal panico, mi aveva aggredito e poi era scappato.
In tutti i casi, da quello che gli sembrava, non doveva aver portato via niente o comunque nulla di importante.
L'unica cosa importante era che io stessi bene.
Era molto dispiaciuto di non poter tornare per assicurarsi del mio stato di salute, ma il lavoro lo obbligava a rimanere dov'era.
Aveva insistito perché appena mi fossi svegliato mi permettessero in qualche modo di contattarlo.
La storia era parsa plausibile ma i due "tutori" avevano deciso di fare un po' come gli investigatori dei film e scoprire se mi ricordavo qualcosa in modo da poter acchiappare il colpevole.
Non ho la minima idea di chi abbia attentanti all'integrità del mio cranio e forse, anche se lo sapessi, non lo direi a questi due.
O almeno non subito.
I due mi salutano e mi invitano a chiamarli se mi venisse in mente qualcosa.
Di nuovo calato in un telefilm, inizio a scocciarmi di tutto questo.
C'è uno scienziato che lavora al Pentagono che sta portando avanti degli esperimenti per salvare i pazienti colpiti da "traumi" e per aumentare il tempo di conservazione di organi da trapiantare. L'idea è in un certo senso semplice.
Si tratta di soffocarli e poi metterli nel ghiaccio. La chiamano "animazione sospesa".
Pare che in questo modo, sia riuscito a salvare ratti che avevano perso enormi quantità di sangue.
La sua idea si basa sullo studio della fase di letargo di alcuni animali. Il letargo si basa sul freddo e sul minimo utilizzo di ossigeno.
Il soffocamento dovrebbe avvenire tramite la somministrazione di solfuro d'idrogeno.
Per rianimare i pazienti, dopo averli curati, basterebbe riscaldarli e ossigenarli.
Per fortuna non sono finito nelle mani del Pentagono. Attualmente non ho alcuna fiducia nel solfuro d'idrogeno nè alcuna intenzione di venire congelato.
Improvvisamente sono colto da un forte appetito e per fortuna da lì a pochi minuti scocca l'ora della cena.
Dopo aver mangiato mi faccio indicare un telefono. Cè n'è ancora uno di quelli vecchi, che vanno con le schede.
Con questo chiamo Corso.
Una telefonata di "convenevoli".
Non ci diciamo nulla di più del necessario. Lui conferma anche il fatto di voler rimanere all'estero per qualche mese.
Non ho la minima idea se questa sia una decisione presa prima della mia aggressione o un suo modo per rendere più credibile il racconto.
Sinceramente non ne vedo il motivo, non credo che la mia testa rientri così tanto nell'interesse delle forze dell'ordine.
Ma conoscendo Corso, non cerco nemmeno di far passare il messaggio sotto "metafora". Ha preso una decisione e quella rimarrà.
MI dimettono dopo quattro giorni. Io ripasso a casa sua.
Non mi fermo in bagno, ci passo davanti senza nemmeno girarmi.
Ho ancora la testa fasciata e sono sicuro che non mi ricorderei nulla di più di quello che ricordo.
Perché sono sicuro di non aver visto niente.
Mi sono portato dietro degli scatoloni in cui metto i libri di Corso.
Per un po' staranno a casa mia.
Una cosa mi rincuora, la chiave inglese giace dove mi ricordavo di averla lasciata.
Non mi ha tradito e la porto via con i libri.


Nessun commento:

Posta un commento