martedì 24 agosto 2010

Sante: ventiquattro ore e il "senso del dovere"

Non è il momento giusto per capire se io sia o meno un idiota.
Le mie attuali capacità di analisi sono scarse e mi porterebbero sicuramente a risultati parziali.
Sicuramente non è stata geniale l'idea di aprire bocca con Sante.
Soprattutto per dargli una specie di appuntamento per il giorno dopo.
Mi vengono in mente quei videogiochi in cui la "vita" di un personaggio è rappresentata da una linea di qualche colore.
A volte è verde altre volte è gialla.
Di solito quando la "vita" sta per finire la linea diventa rossa ed inizia a lampeggiare.
Nei videogiochi di solito ci sono vari modi per recuperare la vita e per tornare ad una splendente e piena linea verde, o gialla.
Qui però siamo distanti dall'essere dentro un videogioco.
La mia linea è rossa e assai lampeggiante.
Stare in piedi, nel senso letterale del termine, è uno sforzo che faccio difficoltà a spiegare.
E mi chiedo come io abbia fatto ad avere una reazione di fronte all'entrata di un esagitato dentro casa mia.
Senza nemmeno aver capito quale fosse il problema per cui gli serviva il mio aiuto.
Senza cercare almeno di capirne l'entità o l'importanza.
Da qualche parte conservavo una mia personale scala di valutazione di quelli che gli altri presentano come problemi.
Ed era una bella scala. Studiata, pensata e organizzata in maniera accurata.
Ben bilanciata tra razionalità ed quel po' di umanesimo che ci vuole in queste situazioni.
Sarebbe stato molto più saggio dire:
- Ehi... Vai a farti fottere e lasciami marcire qui per tutto il tempo necessario...-
Magari mi sarei preso un'altra serie di sganassoni ma in fondo l'integrità del mio corpo è una delle ultime cose che mi preoccupino attualmente.
Mentre penso a questo, in qualche modo, mi alzo e mi butto sotto la doccia.
L'acqua mi scorre addosso ma non lava via la pesantezza.
Probabilmente lo sporco, forse anche il sudore.
Ma l'impermeabilità che c'è tra il corpo e quello che ci sta dentro non permette all'acqua di arrivare troppo in profondità.
L'acqua non ha mai lavato via i ricordi, tanto meno i pensieri.
E' il rumore dell'acqua che mi da più sollievo, in qualche modo mi rilassa.
Forse Sante ha scelto il momento giusto per far leva sul mio "senso del dovere".
Due ore prima o due ore dopo e probabilmente l'avrei mandato a fare in culo.
O forse il senso del dovere è uno di quei sottili meccanismi che permettono ad un essere umano di non lasciarsi andare del tutto.
Di non toccare veramente il fondo.
Nel mio caso lo è.
Conosco esseri umani troppo vanitosi, troppo egocentrici, troppo sensibili, troppo credenti, troppo razionali...
O comunque troppo "qualcosa" per lasciarsi veramente andare.
Ricordo un'amica che, anni fa, pur dichiarandosi depressa e sull'orlo del suicidio, accoglieva chi andava a farle visita nel suo "nido di dolore", sempre perfettamente
truccata e con abiti non scelti a caso.
Per quanto mi dispiacesse per il suo stato, non pensai per un attimo che si sarebbe lasciata veramente andare.
Conoscevo un altro tizio che esprimeva tutta la sua disperazione e il suo mal di vivere bevendo come una spugna.
Si riduceva talmente male da non riuscire a reggersi in piedi per diversi giorni.
Non gli ho mai visto addosso un taglio, un bernocolo, una semplice escoriazione. Come se ci fosse qualcosa che lo mantenesse sempre e comunque al sicuro.
Ho osservato persone che facevano esplodere tutto il loro dolore in rabbia. Rabbia verso gli altri, verso il mondo.
Erano pronti a puntare l'indice o a sotterrare di insulti qualsiasi cosa e chiunque gli capitasse sotto tiro.
Erano talmente pieni di energia che mi sembravano più vivi di quando dicevano di essere felici.
Ho visto gruppi di "inconsolabili" consolarsi con parole e cose talmente stupide da rendere stupidi anche i loro dolori inconsolabili.
Ma forse sono tutti solamente miei punti di vista.
In fondo non ci sono metodi giusti o sbagliati.
Ci sono solo forme più o meno credibili.
Il "senso del dovere".
E' sempre stata l'unica risposta che ho trovato a certi risvegli che se no sarebbero stati vuoti e insensati.
Con "senso del dovere" non intendo grandi cose.
Non un attaccamento religioso ad un lavoro o ad un credo.
E nemmeno una morale forte da seguire ciecamente.
Piuttosto una sorta di imperativo etico che mi ha sempre obbligato a portare avanti le cose che avevo promesso o anche solo detto che avrei fatto.
Un'idiozia insomma.
Il profondo fondamento della mia etica è un'idiozia.
Ma un'idiozia dotata di una grande forza, o almeno della forza necessaria per avere la meglio su tutto il resto del mio essere.
Ed eccomi qui a cercare degli abiti puliti, qualcosa da mangiare e qualche pillola adatta per farmi dormire fino alla mattina dopo.
Acqua, cibo e "senso del dovere", la ricetta per lo zombie perfetto, in sole ventiquattro ore.
Pare che siano cinque il stati che producono la metà delle uova consumate negli Stati Uniti in un anno. Iowa, Ohio, Indiana, Pennsylvania e la California.
Sono una settantina le aziende che in questi stati si occupano della produzione di uova.
Mi chiedo se le galline abbiano un loro "senso del dovere".
Se si rendano conto di portare sulle loro penne...
Anzi per essere più precisi, se capiscano che dai loro culi, dipenda la metà del fabbisogno alimentare di uova della "gloriosa" nazione in cui risiedono.
Non lo saprò mai.


lunedì 23 agosto 2010

Sante: un metodo assai poco empirico per non pensare alla vita che non c'è.

Anche Sante, come avevano fatto in precedenza Corso e, con modalità assai meno chiare di Sergio, scompare.
Sparisce così, come se avesse pronunciato qualche strana formula magica.
In realtà è una sparizione giustificata e intervallata da e-mail a cui mi allega foto che ritraggono primi piani dei suoi sorrisi.
Di e-mail in e-mail il sorriso si fa sempre più largo e splendente.
Sembra la campagna pubblicitaria di qualche nuovo prodotto per l'igiene orale.
Sta lavorando sodo Sante. Imbianca un paio di case, ne decora altre e intanto scrive uno dei suoi libercoli, che dovrebbe riguardare il "colpo di fulmine".
Non ne conosco il titolo e credo di non volerlo sapere.
Sta mettendo da parte un po' di soldi. Progettano un viaggio insieme lui e la sua fanciulla.
Ed è un passo molto più lungo di quelli che Sante è abituato a fare in così breve tempo.
Appoggio l'euforia del suo innamoramento ma da posizioni assai più moderate.
Decido di approfittare del tempo libero e della relativa solitudine per rimettere un po' d'ordine nella mia disordinata esistenza.
I primi due giorni li passo cercando di sistemare le mie cose, cercando di dividerle dalla polvere che ci si è posata sopra.
Decido di far fuori un po' di capi d'abbigliamento ormai troppo bucati anche per figurare nell'elenco "abbigliamento da casa".
Butto via resti di vite mai vissute e mal progettate.
Separo con accuratezza ciò che è riciclabile da ciò che non lo è.
Riempio un paio di sacchi neri e senza pensarci troppo me ne libero nei cassonetti più vicini.
Passati i due giorni, guardo con soddisfazione il relativo ordine che mostrano i miei averi sopravvissuti.
C'è da dire che non è poi rimasto molto.
Sono le dieci del mattino e decido di meritarmi un caffè, una sigaretta e un'occhiata agli annunci di lavoro.
Mi sento tranquillo, lontano da qualsiasi soddisfazione reale, ma molto vicino alla sensazione di avere fatto il mio dovere.
Do un occhiata anche al mio conto bancario online.
Non navigo nell'oro, bella scoperta!
L'estate non è mai la stagione migliore per trovarsi un'occupazione. A meno che non ci sia lanciati in precedenza in qualche lavoro legato alle vacanze o ai passatempi estivi in genere.
Non l'ho fatto e comunque sono tutte occupazioni che non rientrano nel mio "campo", se mai ne ho avuto uno.
Non rimane che cercare qualcosa per la seconda parte di agosto, male che vada settembre e intanto stringere la cinghia.
Nel frattempo ho un paio di progetti che potrebbero portarmi qualcosa in un secondo tempo.
Prendo carta e penna e cerco di buttare giù delle idee, due righe presentabili.
All'ora di cena il foglio e bianco, la penna giace sconsolata a pochi centimetri dal posacenere che, al contrario del foglio, è pieno all'inverosimile.
Passano un paio di altri giorni.
Non so da dove nasce ma in qualche modo e da qualche parte arriva.
Un'inquietudine costante e cattiva.
Mi metto a far di tutto: cerco di aggiustare un interruttore, un rubinetto e un vecchio portatile spento da diversi anni.
Leggo, pulisco, cammino, lavo, ripulisco, rileggo, scrivo, faccio ginnastica, bevo litri d'acqua, corro, salto, rilavo, mi dedico a tutorial che, una volta finiti, non ricordo neanche cosa riguardassero.
Mi aggiro per casa percorrendo linee immaginarie ma sempre uguali.
Dormo poche ore a notte quando va bene o rimango direttamente sveglio per giorni.
Ogni tanto crollo.
Quando crollo faccio sempre lo stesso sogno.
Sono in una sorta di cantina, vuota, con i muri di mattoni.
Non ci sono porte o comunque non si aprono
Una voce dall'alto mi chiede urtando:
- COSA CI FAI QUI!!????-
Non ne ho la più pallida idea e so che vorrei capire molto di più come uscirne da "qui".
- COSA CI FAI QUI!!????-
Cerco di rispondere ma dalla bocca non esce niente, è nella testa che anch'io grido.
E più grido e più la testa sembra sul punto di esplodere.
Quando mi sveglio sono più stanco di quando mi ero addormentato.
Cerco di uscire e di vedere qualcuno ma mi accorgo presto che la compagnia delle persone non è di mio gradimento e viceversa.
Inizio ad intuire una sorta di distanza enorme anche rispetto agli oggetti che normalmente mi circondano.
Li tocco, li uso, li guardo.
Ma mi sembra una finzione.
Perdo sempre più contatto, risucchiato in un vortice interno che non ha origine ne direzione.
A volte passo mezz'ora guardando la rubrica del cellulare. I nomi scorrono in ordine alfabetico.
Immagino telefonate che non avverranno mai e che non avrebbe senso che avvenissero.
In un attimo di lucidità inizio a mettere insieme i pezzi.
So da dove arriva tutto questo ma non me l'aspettavo.
Mi sono distratto e mi ha colto del tutto impreparato.
E' una vecchia battaglia che non ho mai vinto.
Non ho nessuna intenzioni di alzarmi in "atto di dolore".
Mi concentro e provo a dire al mio cervello di produrre serotonina.
Filosofeggio, mi concentro, prendo le distanze, creo vuoti e cerco di rilassarmi.
A volte trattengo il fiato per tutto il tempo che i polmoni riescono a permettermi.
Leggo notizie, è il metodo migliore per incazzarsi.
Cerco di trasformare tutto in un grande incazzatura.
Scrivo commenti che non invierò mai a nessuno.
Mi chiedo come sia mai possibile che accadono certe cose.
Come sia possibile che le persone muoiano per l'avidità e l'idiozia altrui.
Mi chiedo come sia possibile permettersi di dire una cosa e poi negarla subito dopo.
Come si possa giocare con la vita delle persone.
Come sia possibile che fatti già avvenuti in epoche precedenti continuino ad avvenire nella stessa identica maniera.
Mi chiedo un sacco di cose.
Ne traggo conclusioni piene di rabbia, forse avventate, prive di soluzioni.
Ma invece di uscire di casa con una molotov in mano, rimango paralizzato nella mia inutile incazzatura.
E intanto il vortice dentro non accenna a diminuire.
Piuttosto sembra nutrirsi della mia impotenza che a tratti si avvicina alla disperazione.
In più di trent'anni di vita non ho costruito nulla e non sono nemmeno stato in grado di dimostrare la mia rabbia verso ciò che mi circonda.
Intanto alcuni oggetti che ritengo "utili" iniziano a rompersi in ordine sparso:
la macchina, la scopa, il computer, la pinzatrice, la maniglia di una porta...
Nè riparo alcuni e per altri mi rendo conto di non averne le possibilità economiche.
Finisco a pensare che io stesso faccio parte di ciò che mi crea questa rabbia e che è inutile pensare di essere "puri" o in qualche modo "contro", tantomeno "diversi" e mai e poi mai "al di sopra".
Così inizio a odiare anche me stesso.
Analizzo maniacalmente le mie azioni passate, le mie mancanze.
Quando arrivo al presente mi accorgo di aver accumulato qualche oggetto intorno a me, ma niente che meriti di essere chiamato Vita.
Ed è qui che cede l'ultima barriera.
Per qualche giorno fatico a mangiare, fatico a muovermi e fatico nel faticare cercando di fare qualcosa.
Rimango chiuso in casa.
Il solo pensiero di vedere la faccia di qualcuno mi manda nel panico più assoluto.
Una notte decido di rasarmi i capelli.
Voglio perdere anche l'immagine che ho di me stesso.
In meno di mezz'ora è fatta.
Quello che vedo allo specchio è una maschera, una maschera senza ricordi né pensieri.
La testa inizia a funzionarmi a fasi alterne.
Dopo la "tosatura" passo tre ore a guardarmi nello specchio.
Poi vengo colto da un attacco di disperazione, per nulla legato a ciò che ho fatto alla mia testa.
Dopo un paio di ore mi spengo di nuovo.
Entro in uno stato di catatonia.
Ogni tanto mi "sveglio" e mi rendo conto che sono passate ore o un paio di giorni.
Agosto ha preso il posto di luglio e non me ne sono nemmeno accorto.
Mangio poco e mi posso permettere di non uscire.
La casa è sempre molto ordinata, ma non tanto per merito delle mie cure quanto per la mia immobilità.
Non si può dire la stessa cosa del mio aspetto.
Mi ripeto di non aver niente da perdere, ma non mi è molto di aiuto.
Non ho niente da perdere ma nessun "gioco" in cui poter mettere in pratica.
Un western in cui rimangono solo i deserti, un tizio che non è un cowboy o un indiano, né un bandito messicano o un ranger del texas, nè un cavalleggero o un colono.
Non ci sono colt con cui sparare o terre vergini da conquistare o da difendere.
Rimane solo l'idea dell'immensità e la solitudine che ne consegue.
Una mattina sento scattare la serratura della porta.
Io me ne sto seduto per terra, schiena al muro
Sante ha una copia della chiave.
Entra di volata e in un primo momento sembra non vedermi.
Lo sento parlare ma non ho la più pallida idea di ciò che dica.
Finalmente mi guarda.
- Bello il taglio nuovo! Ti dona... O forse no. No assolutamente, fai schifo e se posso dirlo puzzi anche un po'. Da quanto tempo non ti dai una lavata?
E poi hai una faccia! Dai buttati sotto la doccia che poi devo parlarti.
C'è un casino... E' successo... Cazzo ne so...
Non so più cosa fare e ho bisogno di una mano! -
Mi giro una sigaretta e me l'accendo.
Non ho alcuna intenzione di muovermi.
- E allora?!! Ti vuoi dare una mossa? Ma che cazzo hai? Sei impazzito? Mi senti?
Mi riconosci? Ci sei? -
Guardo fisso verso i miei piedi.
- Fa come vuoi! Apro la finestra così non devo sentire questo fetore e poi ti racconto... -
Mentre apre tutte le finestre io continuo a fumare.
Forse dovrei farmi una doccia.
Sicuramente non riuscirei a lavare via dalla mente l'idea di una Vita che non c'è.
- Allora! E' successo così da un giorno all'altro...-
Questo tabacco deve averlo aperto almeno due settimane fa.
E' molto secco e quando tiro sento che della polvere di tabacco mi entra direttamente in gola.
- ... e ti dico non può averlo fatto di sua spontanea volontà! Ne sono certo! Avremmo dovuto....-
Credo di aver fumato poco.
In caso contrario mi sarebbe finito in un paio di giorni.
Forse sono stato in preda a crisi d'astinenza da nicotina.
- Ma porca troia! Tu non mi stai nemmeno a sentire!!! -
Sante si avvicina, mi prende per la maglia e mi mette in piedi contro il muro.
Urla qualcosa e poi mi rifila due ceffoni, uno a sinistra e l'altro a destra.
Sento la faccia calda, come se l'avessi rivolta verso il sole.
Non è il dolore a venir fuori, ma il calore.
Tengo gli occhi chiusi. Sante mi tiene contro il muro con una mano.
Con l'altra mi da un'altra serie di sberle ben assestate.
Sento il sapore del sangue in bocca.
Poi mi lascia e io scivolo lungo la parete tornando nella posizione iniziale.
Sto così per un po'. Poi apro gli occhi.
- Guarda che cazzo mi fai fare! Ho bisogno di te! Mi devi aiutare! ... -
- Torna domani...- gli dico.
Lui continua a insultarmi e a gridare un po' di tutto.
Si sente chiaramente in colpa per quello che ha appena fatto.
- Torna domani...- ripeto.
Sembra calmarsi. Poi si gira e se ne va sbattendo la porta.
Con il fuoco e con l'acqua, un metodo assai poco empirico per non pensare alla Vita che non c'è.




giovedì 12 agosto 2010

Sante: fidarsi di un'idiota a luglio.

Sante continua a parlare.
Mi racconta per l'undicesima volta il momento in cui l'ha vista.
Che non è stata la prima volta in cui la vedeva.
L'aveva incrociata in precedenza.
Amica di un'amica di amici ad una festa di conoscenti.
Ma gli era mancato il contatto vocale.
Rivolgerle la parola, guardala dritta negli occhi.
Quello pare essere stato il momento in cui è scattata la scintilla del suo interesse.
Hanno parlato per ore di un po' di tutto.
Lei non sembrava nè infastidita ma nemmeno colpita più di tanto dalla parlantina di Sante.
- Ho subito pensato fosse una ragazza intelligente! Ma non una di quelle che lo sono perchè han mandato a memoria un tot di nozioni. Ci sono una perspicacia, ma anche una semplicità ed una naturalezza nel suo modo di fare... Se non sei un'idiota non puoi che rimanerne conquistato.-
Sante si ferma all'improvviso, si volta verso di me e mi punta in faccia l'indice della mano destra.
- Ora che ci penso... Tu non sei un'idiota! Non è che poi...???!!! Forse ho fatto male a portarti con me...-
Sante è vestito come un archeologo, o come un avventuriero coloniale di inizio '900.
Indossa pantaloni e camicia di lino, dello stesso color sabbia e un paio di sandali di un marrone scuro. Faccia da marinaio bretone, capelli e pizzo di un biondo molto scuro.
Se avesse un foulard al collo e qualche altro amenicolo potrebbe anche sembrare la comparsa di un film in costume.
Questa è una delle sue normali tenute estive.
D'inverno si porta più sullo stile dandy.
Lo guardo negli occhi.
Che io non sia un'idiota è un fatto ancora tutto da dimostrare per quel che mi riguarda.
Se Sante sapesse che vado in giro con una chiave inglese nella borsa da settimane e che non riesco a farne a meno, forse non si porrebbe nessun problema di questo tipo.
- Ma no! Tu sei un tipo come si deve. Corso me l'ha ripetuto alla nausea. Andiamo!-
E riinizia a trascinarmi per le vie assolate di un fine luglio qualsiasi.
Mi sembra la stagione adatta per fidarsi di un'idiota.
Ed è una considerazione che potrebbe valere sia per lui che per me.
Finalmente arriviamo alla piazza.
Io sono sudato marcio e necessito di acqua.
Sante si piazza su una panchina e io vado in un bar a recuperare una bottiglietta.
Ne approfitto anche per chiedere un caffè.
Il barista mi chiede:
- Siete attori? Stanno girando un altro film? Hanno già scelto questa nostra piccola piazza per altri due film! Ma di solito ci facevano spostare le automobili. Ditemi se c'è bisogno, mi raccomando! Noi siam sempre a disposizione per queste cose!... Shovv mast go homme!-
E'un uomo sui cinquant'anni, basso e con pochi capelli. E' chiaramente fiero del suo bar e della piccola piazza su cui si affaccia. Non me la sento di deluderlo.
- Guardi, per ora stiamo solo facendo un sopraluogo. Ed effettivamente questo piazza ci ha colpito... Ma prima di settembre non faremo riprese. Terremo sicuramente conto della sua disponibilità...-
- Ah! Non mi sfuggono mai queste cose! E quel tizio vestito di chiaro la fuori deve essere il regista... Mi scusi eh, ma io conosco più gli attori, sa... E chi sarebbe? Quali altri film ha fatto? Così, per sapere eh...-
Mi affido alla memoria e scelgo il nome di un regista poco conosciuto e di cui ricordo anche un paio di titoli.
- Devo assolutamente vederli! Se venisse qui a prendere un caffè mi eviterei una figuraccia! Ma non la trattengo eh! Shovv mast go homme!-
E se la ride beato.
Lo ringrazio e faccio per pagare.
Lui invece mi da un'altra bottiglietta d'acqua e rifiuta i soldi.
- Ma si figuri! Quando tornerete potreste venire a mangiare qui! A pranzo facciamo un po' di cosine, le preparano mia moglie e mia figlia. Tutta roba nostra eh! Sarà un onore!-
Non mi faccio prendere dall'imbarazzo.
Ormai è andata. Magari verremo con Sante a mangiare fra qualche settimana.
Potrei inventarmi che il film è saltato. Sicuramente pagherò il conto.
Lo saluto ed esco.
Quando sto per raggiungere la panchina vedo Sante alzarsi di colpo in piedi e dirigersi verso sinistra.
Da dove sono io la via che sbuca nella piazza in quella direzione è completamente controluce. Cerco di ripararmi con una mano gli occhi per vedere qualcosa.
Vedo che si avvicina qualcuno. E' sicuramente una donna che fa footing ma non riesco a vederla in faccia.
Un minimo di curiosità mi è venuta ma non credo sarebbe una buona idea avvicinarmi, così scelgo di sedermi su una panchina più vicina ed aspettare che Sante abbia finito.
Apro la bottiglia e me ne bevo metà in un sorso, ne avevo proprio bisogno.
Istintivamente metto la mano nella borsa e tiro fuori il tabacco.
Inizio a girarmi una sigaretta guardando il pavè della piazza vicino ai miei piedi.
Magari Sante non approverà il fatto che non stia cercando di guardare la sua fanciulla nè che io non osservi le sue movenze o senta come è cambiata la sua voce.
Sinceramente ora sono sicuro di essere venuto perchè erano cinque giorni che me ne stavo chiuso in casa, leggendo e guardando film.
Avevo bisogno d'aria, di parlare con qualcuno, di fare due passi. Tutto qui.
Sono esigenze semplici di cui molto semplicemente a volte mi scordo.
Continuo a guardare il pavè vicino alla punta delle mie scarpe.
Ho la luce del sole che mi batte in faccia. Sta andando verso le montagne ma non è ancora il tramonto.
Ad un certo punto la luce se ne va.
Alzo lo sguardo e vedo che davanti a me c'è un tizio che mi fa ombra.
E' alto e piuttosto robusto. A dirla tutta è veramente grosso.
Per un attimo ho l'impressione che guardi in direzione di Sante e della ragazza.
Ma non ho una buona visuale ed essendo di spalle non lo posso dire con certezza.
Dopo pochi minuti gli si affianca un altro tizio.
Molto più basso e meno erculeo.
Indossa una camicia bianca e un paio di pantaloni che sembrano essere stati appena stirati Ha l'aria dell'impiegato o dell'agente immobiliare.
Prende il tizio grosso per un braccio e lo invita a camminare.
I raggi del sole mi colpiscono in faccia e torno a guardar per terra.
Passano altri dieci minuti in cui finisco ambedue le bottigliette d'acqua.
Ho una sete "atavica".
Vedo Sante che si dirige verso di me, la ragazza è sparita.
Sante ha una faccia raggiante.
- Hai visto? Hai sentito? ... Ne valeva o no la pena? Quel viso! Che mi colpisca un fulmine se ho mai visto qualcosa di più bello! Ma finchè non ti avvicinerai e non le parlerai non ti potrai rendere conto... No! La prossima volta te la presento! E'NECESSARIO!...-
Un fiume di parole mi travolge.
Mi appoggio allo schienale della panchina e presto tutta l'attenzione che ho a disposizione al momento, poca.
Ma lui non se ne accorge e continua a tesser lodi, a descrivere ogni minimo particolare.
La goccia di sudore che le scendeva dalla tempia sinistra quando l'ha visto e si è fermata ecc...
Tanto per far qualcosa guardo una macchina che passa sulla sinistra.
E' una vecchia citroem,una diane rossa.
Non ne vedevo una da quando facevo le elementari.
Passata la macchina vedo il tizio basso di prima.
E'appoggiato ad un lampione della piazza e sta parlando al cellulare.
Mi sembra chiaro che guardi verso di noi.
Oppure è solo un caso, come spesso capita quando uno parla al telefono all'aperto e guarda in una direzione senza motivo pensando a ciò che sta dicendo o ad altro.
Stamattina ho letto che il governo Messicano ha dato vita ad un programma chiamato "Todos Somos Juárez". Si tratta di recuperare il "tessuto sociale" di Ciudad Juárez, una città nel nord, nello stato di Chihuahua.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi di violenza legati soprattutto al narcotraffico. Le prime misure erano state di tipo repressivo. Erano stati mandati soldati e poliziotti per ristabilire l'ordine. Ma questo tipo di approccio è fallito.
Negli anni '90 Ciudad Juárez aveva aumentato di molto il numero dei suoi abitanti, grazie ad un accordo tra Stati Uniti e Messico, gli industriali americani andavano lì a cercare manodopera per le loro fabbriche. Così la città si è ingrandita, ma senza costruire servizi adeguati all'aumento della popolazione. E nemmeno il lavoro offerto dagli yankee è risultato un affare sicuro e continuativo.
Così si sono create grandi aree popolate da emarginati e poveri.
Terreni fertili per i "cartelli" della droga che in questa parte del Messico ne gestiscono il traffico verso gli Stati Uniti.
Pare che adesso il governo abbia stanziato un bel po' di migliaia di dollari da investire in scuole, attività per i giovani, cultura e aiuti economici alla popolazione. Mai troppo tardi?
Ciudad Juárez è divisa dalla città americana di El Paso, dal Rio Grande e da un muro di cemento e poco più.
Io ricordavo la prima come una città in cui combatterono dalla stessa parte Pancho Villa e uno dei figli di Garibaldi, Giuseppe, la seconda come città "mito" dell'epopea western.
Si spara allora e si spara adesso.
Sante pare aver finito ma il suo volto non accenna a "spegnersi".
Potrebbe assomigliare al figlio di Garibaldi?
Il fatto che io non sia un'idiota... è tutto da dimostrare.

mercoledì 4 agosto 2010

Sante: la terza via.

- Mi pare chiaro amico mio! E' lo scontro tra Tempo e Denaro...
Ci hai mai pensato? Quelli che hanno coniato la frase "il tempo è denaro"
ce l'avevano ben chiaro in testa.
Se vuoi fare soldi hai meno tempo a disposizione per altro.
E' anche la base di tutte quelle storie sui matrimoni che falliscono tra ricconi. Lui in carriera e lei se la fa con il giardiniere e varie amenità di questo tipo.
In qualsiasi telefilm che si rispetti c'è almeno una puntata, minimo una puntata, che si basa su questo clichè.-
Sante me la spiega così la sua nuova infatuazione.
L'ha incontrata ad un reading di qualche suo conoscente.
Ci era andato senza troppa convinzione
A Sante non piacciono i reading, i brunch, gli apericena, le cene di gala, gli happening, i ricevimenti, le premiere .
Per inciso, Sante è il cugino di Corso.
Viene da un'altra città e si definisce uno "scrivente".
Dice che gli scrittori sono quelli che si guadagnano da vivere scrivendo,
lui invece scrive, a volte pubblica qualcosa, vende poco e campa facendo l'imbianchino e il decoratore.
In molti nell'ambiente letterario pensano faccia il pittore.
A lui diverte molto questo equivoco e non sa minimamente come si possa essere creato.
Sante scrive noir, racconti in cui i poliziotti son sempre stronzi quanto i malviventi ed in cui sono i sospettati a trovare il bandolo della matassa, quando lo trovano.
In caso contrario finiscono dentro a maledire l'ignoranza degli sbirri.
Ma le sue opere che vendono di più sono piccole guide su come gestire i problemi sentimentali.
Ha pubblicato titoli come Tradimento o fantasia?, 5 passi fuori dalla gelosia, Confesso la mia perversione, La noia in due,Un posto in cui vivere, L'Amore non necessario ecc...
Confesso di non aver mai avuto il coraggio di aprirne uno.
Corso mi ha spiegato che Sante è solito prendere appunti su tutti i "drammi" sentimentali che gli accadono intorno. Ne studia la nascita, lo sviluppo, le diverse soluzioni.
Gli atteggiamenti di coloro che sono coinvolti, degli amici e dei parenti.
Pare che abbia migliaia di pagine di appunti.
Quando decide un tema particolare da trattare li tira fuori, analizza le varianti, giunge a delle conclusioni plausibili e poi tira giù un centinaio di pagine.
Una piccola casa editrice specializzata in romanzi rosa glieli pubblica.
Questi piccoli manuali hanno una vendita moderata ma continua.
Sante dice che gli esseri umani non smetteranno mai di fare tre cose:
mangiare, innamorarsi e morire.
Non essendo un gran cuoco e non sentendosi adatto per il ruolo del becchino, ha deciso di sfruttare la terza via.
Lontano dall'essere un freddo sociologo, Sante si mette in gioco per primo, andandosi a cercare storie sentimentali difficili e complicate fin dal loro nascere.
Difficilmente lo si sente parlare di "amore", parola troppo abusata secondo lui.
Lui dice di "essersi infatuato", di aver sfiorato l'anima di qualcuno ed esserne rimasto attratto, di aver trovato degli occhi, delle mani, un corpo, delle espressioni rare.
Tutte storie senza speranza, in cui Sante si immerge con fretta, godendo dei momenti in cui lui vive le emozioni più forti, quelli dell'insicurezza, dell'approccio, della conoscenza e del corteggiamento.
Si lancia in assalti o in assedi sempre molto "naturali" ma anche misurati.
Avido di conoscere l'oggetto del suo desiderio ma facendo di tutto per non renderlo "oggetto" appunto.
- Scavo in queste persone, con una foga che di solito mi è sconosciuta.
Sono questi i momenti in cui mi sento vivo...-
Sante dice di collezionare momenti, i "per sempre" e le conquiste definitive sono concetti che gli sono del tutto alieni.
- Non è necessario, per quanto possa essere piacevole, possedere una persona carnalmente... -
Pare l'abbia scritto anche in uno dei suoi manuali.
A molti conoscenti sembra un farfallone, uno che salta da un fiore all'altro alla ricerca di non si sa cosa.
Corso sostiene una tesi diversa.
Qualsiasi cosa Sante faccia, ne porta e riporta le conseguenze su se stesso.
Come se ogni esperienza, ogni azione o pensiero gli lasciassero un segno, più o meno visibile, addosso.
In questo momento mi sta trascinando lungo le vie del centro.
Siamo diretti verso una piazza dove, ogni giorno alle 18.30, la sua nuova fiamma passa mentre fa footing.
- Ascolta Sante... A me non è che vada molto a genio fare la figura del guardone! Cioè, tu saresti il corteggiatore e io? Che cavolo di parte mi hai affibbiato?-
- Tu sarai il mio testimone! E' chiaro! Hai la faccia giusta e so che posso fidarmi di te.-
- Mah! Guarda che forse ti sbagli. Io non mi sento a mio agio...-
- Non devi sentirti a tuo agio! Devi sentirti in ansia! Respira l'adrenalina che sto producendo! -
Lo seguo come i mie dubbi seguono me, con la costanza dell'insicurezza.
O più semplicemente perchè non ho di meglio da fare.
Forse l'unico reale elemento che mi renda la persona adatta per essere qui in questo momento.
Lui intanto continua a parlare.
Dice che non può descrivermela finchè non l'avrò vista.
Vuole che respiri il momento, che sarà molto meglio di uno stupido film.
- Guardi troppi film! Ora ti darò un assaggio di emozioni forti e reali! Ti basterà osservare i miei movimenti, ascoltare quale tono prenderà la mia vice, cercare di percepire i battiti del mio cuore in accelerazione...
Ti farà bene! Ne sono certo!-
Ricordo altri due frasi che Sante ha scritto nei suoi libri e che ho sentito ripetere a Corso.
"Nei primi tre mesi di conoscenza sarebbe consigliabile non mandare a memoria alcuni dati riguardanti il vostro partner. Il numero di telefono, la targa dell'automobile (o di qualsiasi altro mezzo di trasporto in suo possesso), il codice fiscale e i nomi dei famigliari più stretti."
"Non c'è atto "d'amore" più alto che lasciare andare il proprio partner. La libertà è e rimarrà sempre il regalo più bello."
C'è un ragazzino di 8 anni che vive a Nortfolk in Inghilterra.
Ha iniziato a dipingere a 5 anni.
Molti lo definiscono un "mini Monet".
Lui però preferisce paragonarsi a Turner.
Credo che non vorrei mai conoscere un moccioso che dipinge e preferisce paragonarsi a Turner.
Ho la solita borsa a tracolla.
Non riesco a liberarmene.
All'interno ho una agenda, del tabacco, una penna, una macchina fotografica, un block notes e una chiave inglese. Tutto il resto è superfluo ricordarselo.
Ognuno porta con se dei ricordi di cui non si può liberare, che si paragoni a Turner, a Monet o ad una vecchia capra.