Sparisce così, come se avesse pronunciato qualche strana formula magica.
In realtà è una sparizione giustificata e intervallata da e-mail a cui mi allega foto che ritraggono primi piani dei suoi sorrisi.
Di e-mail in e-mail il sorriso si fa sempre più largo e splendente.
Sembra la campagna pubblicitaria di qualche nuovo prodotto per l'igiene orale.
Sta lavorando sodo Sante. Imbianca un paio di case, ne decora altre e intanto scrive uno dei suoi libercoli, che dovrebbe riguardare il "colpo di fulmine".
Non ne conosco il titolo e credo di non volerlo sapere.
Sta mettendo da parte un po' di soldi. Progettano un viaggio insieme lui e la sua fanciulla.
Ed è un passo molto più lungo di quelli che Sante è abituato a fare in così breve tempo.
Appoggio l'euforia del suo innamoramento ma da posizioni assai più moderate.
Decido di approfittare del tempo libero e della relativa solitudine per rimettere un po' d'ordine nella mia disordinata esistenza.
I primi due giorni li passo cercando di sistemare le mie cose, cercando di dividerle dalla polvere che ci si è posata sopra.
Decido di far fuori un po' di capi d'abbigliamento ormai troppo bucati anche per figurare nell'elenco "abbigliamento da casa".
Butto via resti di vite mai vissute e mal progettate.
Separo con accuratezza ciò che è riciclabile da ciò che non lo è.
Riempio un paio di sacchi neri e senza pensarci troppo me ne libero nei cassonetti più vicini.
Passati i due giorni, guardo con soddisfazione il relativo ordine che mostrano i miei averi sopravvissuti.
C'è da dire che non è poi rimasto molto.
Sono le dieci del mattino e decido di meritarmi un caffè, una sigaretta e un'occhiata agli annunci di lavoro.
Mi sento tranquillo, lontano da qualsiasi soddisfazione reale, ma molto vicino alla sensazione di avere fatto il mio dovere.
Do un occhiata anche al mio conto bancario online.
Non navigo nell'oro, bella scoperta!
L'estate non è mai la stagione migliore per trovarsi un'occupazione. A meno che non ci sia lanciati in precedenza in qualche lavoro legato alle vacanze o ai passatempi estivi in genere.
Non l'ho fatto e comunque sono tutte occupazioni che non rientrano nel mio "campo", se mai ne ho avuto uno.
Non rimane che cercare qualcosa per la seconda parte di agosto, male che vada settembre e intanto stringere la cinghia.
Nel frattempo ho un paio di progetti che potrebbero portarmi qualcosa in un secondo tempo.
Prendo carta e penna e cerco di buttare giù delle idee, due righe presentabili.
All'ora di cena il foglio e bianco, la penna giace sconsolata a pochi centimetri dal posacenere che, al contrario del foglio, è pieno all'inverosimile.
Passano un paio di altri giorni.
Non so da dove nasce ma in qualche modo e da qualche parte arriva.
Un'inquietudine costante e cattiva.
Mi metto a far di tutto: cerco di aggiustare un interruttore, un rubinetto e un vecchio portatile spento da diversi anni.
Leggo, pulisco, cammino, lavo, ripulisco, rileggo, scrivo, faccio ginnastica, bevo litri d'acqua, corro, salto, rilavo, mi dedico a tutorial che, una volta finiti, non ricordo neanche cosa riguardassero.
Mi aggiro per casa percorrendo linee immaginarie ma sempre uguali.
Dormo poche ore a notte quando va bene o rimango direttamente sveglio per giorni.
Ogni tanto crollo.
Quando crollo faccio sempre lo stesso sogno.
Sono in una sorta di cantina, vuota, con i muri di mattoni.
Non ci sono porte o comunque non si aprono
Una voce dall'alto mi chiede urtando:
- COSA CI FAI QUI!!????-
Non ne ho la più pallida idea e so che vorrei capire molto di più come uscirne da "qui".
- COSA CI FAI QUI!!????-
Cerco di rispondere ma dalla bocca non esce niente, è nella testa che anch'io grido.
E più grido e più la testa sembra sul punto di esplodere.
Quando mi sveglio sono più stanco di quando mi ero addormentato.
Cerco di uscire e di vedere qualcuno ma mi accorgo presto che la compagnia delle persone non è di mio gradimento e viceversa.
Inizio ad intuire una sorta di distanza enorme anche rispetto agli oggetti che normalmente mi circondano.
Li tocco, li uso, li guardo.
Ma mi sembra una finzione.
Perdo sempre più contatto, risucchiato in un vortice interno che non ha origine ne direzione.
A volte passo mezz'ora guardando la rubrica del cellulare. I nomi scorrono in ordine alfabetico.
Immagino telefonate che non avverranno mai e che non avrebbe senso che avvenissero.
In un attimo di lucidità inizio a mettere insieme i pezzi.
So da dove arriva tutto questo ma non me l'aspettavo.
Mi sono distratto e mi ha colto del tutto impreparato.
E' una vecchia battaglia che non ho mai vinto.
Non ho nessuna intenzioni di alzarmi in "atto di dolore".
Mi concentro e provo a dire al mio cervello di produrre serotonina.
Filosofeggio, mi concentro, prendo le distanze, creo vuoti e cerco di rilassarmi.
A volte trattengo il fiato per tutto il tempo che i polmoni riescono a permettermi.
Leggo notizie, è il metodo migliore per incazzarsi.
Cerco di trasformare tutto in un grande incazzatura.
Scrivo commenti che non invierò mai a nessuno.
Mi chiedo come sia mai possibile che accadono certe cose.
Come sia possibile che le persone muoiano per l'avidità e l'idiozia altrui.
Mi chiedo come sia possibile permettersi di dire una cosa e poi negarla subito dopo.
Come si possa giocare con la vita delle persone.
Come sia possibile che fatti già avvenuti in epoche precedenti continuino ad avvenire nella stessa identica maniera.
Mi chiedo un sacco di cose.
Ne traggo conclusioni piene di rabbia, forse avventate, prive di soluzioni.
Ma invece di uscire di casa con una molotov in mano, rimango paralizzato nella mia inutile incazzatura.
E intanto il vortice dentro non accenna a diminuire.
Piuttosto sembra nutrirsi della mia impotenza che a tratti si avvicina alla disperazione.
In più di trent'anni di vita non ho costruito nulla e non sono nemmeno stato in grado di dimostrare la mia rabbia verso ciò che mi circonda.
Intanto alcuni oggetti che ritengo "utili" iniziano a rompersi in ordine sparso:
la macchina, la scopa, il computer, la pinzatrice, la maniglia di una porta...
Nè riparo alcuni e per altri mi rendo conto di non averne le possibilità economiche.
Finisco a pensare che io stesso faccio parte di ciò che mi crea questa rabbia e che è inutile pensare di essere "puri" o in qualche modo "contro", tantomeno "diversi" e mai e poi mai "al di sopra".
Così inizio a odiare anche me stesso.
Analizzo maniacalmente le mie azioni passate, le mie mancanze.
Quando arrivo al presente mi accorgo di aver accumulato qualche oggetto intorno a me, ma niente che meriti di essere chiamato Vita.
Ed è qui che cede l'ultima barriera.
Per qualche giorno fatico a mangiare, fatico a muovermi e fatico nel faticare cercando di fare qualcosa.
Rimango chiuso in casa.
Il solo pensiero di vedere la faccia di qualcuno mi manda nel panico più assoluto.
Una notte decido di rasarmi i capelli.
Voglio perdere anche l'immagine che ho di me stesso.
In meno di mezz'ora è fatta.
Quello che vedo allo specchio è una maschera, una maschera senza ricordi né pensieri.
La testa inizia a funzionarmi a fasi alterne.
Dopo la "tosatura" passo tre ore a guardarmi nello specchio.
Poi vengo colto da un attacco di disperazione, per nulla legato a ciò che ho fatto alla mia testa.
Dopo un paio di ore mi spengo di nuovo.
Entro in uno stato di catatonia.
Ogni tanto mi "sveglio" e mi rendo conto che sono passate ore o un paio di giorni.
Agosto ha preso il posto di luglio e non me ne sono nemmeno accorto.
Mangio poco e mi posso permettere di non uscire.
La casa è sempre molto ordinata, ma non tanto per merito delle mie cure quanto per la mia immobilità.
Non si può dire la stessa cosa del mio aspetto.
Mi ripeto di non aver niente da perdere, ma non mi è molto di aiuto.
Non ho niente da perdere ma nessun "gioco" in cui poter mettere in pratica.
Un western in cui rimangono solo i deserti, un tizio che non è un cowboy o un indiano, né un bandito messicano o un ranger del texas, nè un cavalleggero o un colono.
Non ci sono colt con cui sparare o terre vergini da conquistare o da difendere.
Rimane solo l'idea dell'immensità e la solitudine che ne consegue.
Una mattina sento scattare la serratura della porta.
Io me ne sto seduto per terra, schiena al muro
Sante ha una copia della chiave.
Entra di volata e in un primo momento sembra non vedermi.
Lo sento parlare ma non ho la più pallida idea di ciò che dica.
Finalmente mi guarda.
- Bello il taglio nuovo! Ti dona... O forse no. No assolutamente, fai schifo e se posso dirlo puzzi anche un po'. Da quanto tempo non ti dai una lavata?
E poi hai una faccia! Dai buttati sotto la doccia che poi devo parlarti.
C'è un casino... E' successo... Cazzo ne so...
Non so più cosa fare e ho bisogno di una mano! -
Mi giro una sigaretta e me l'accendo.
Non ho alcuna intenzione di muovermi.
- E allora?!! Ti vuoi dare una mossa? Ma che cazzo hai? Sei impazzito? Mi senti?
Mi riconosci? Ci sei? -
Guardo fisso verso i miei piedi.
- Fa come vuoi! Apro la finestra così non devo sentire questo fetore e poi ti racconto... -
Mentre apre tutte le finestre io continuo a fumare.
Forse dovrei farmi una doccia.
Sicuramente non riuscirei a lavare via dalla mente l'idea di una Vita che non c'è.
- Allora! E' successo così da un giorno all'altro...-
Questo tabacco deve averlo aperto almeno due settimane fa.
E' molto secco e quando tiro sento che della polvere di tabacco mi entra direttamente in gola.
- ... e ti dico non può averlo fatto di sua spontanea volontà! Ne sono certo! Avremmo dovuto....-
Credo di aver fumato poco.
In caso contrario mi sarebbe finito in un paio di giorni.
Forse sono stato in preda a crisi d'astinenza da nicotina.
- Ma porca troia! Tu non mi stai nemmeno a sentire!!! -
Sante si avvicina, mi prende per la maglia e mi mette in piedi contro il muro.
Urla qualcosa e poi mi rifila due ceffoni, uno a sinistra e l'altro a destra.
Sento la faccia calda, come se l'avessi rivolta verso il sole.
Non è il dolore a venir fuori, ma il calore.
Tengo gli occhi chiusi. Sante mi tiene contro il muro con una mano.
Con l'altra mi da un'altra serie di sberle ben assestate.
Sento il sapore del sangue in bocca.
Poi mi lascia e io scivolo lungo la parete tornando nella posizione iniziale.
Sto così per un po'. Poi apro gli occhi.
- Guarda che cazzo mi fai fare! Ho bisogno di te! Mi devi aiutare! ... -
- Torna domani...- gli dico.
Lui continua a insultarmi e a gridare un po' di tutto.
Si sente chiaramente in colpa per quello che ha appena fatto.
- Torna domani...- ripeto.
Sembra calmarsi. Poi si gira e se ne va sbattendo la porta.
Con il fuoco e con l'acqua, un metodo assai poco empirico per non pensare alla Vita che non c'è.
Nessun commento:
Posta un commento