martedì 24 agosto 2010

Sante: ventiquattro ore e il "senso del dovere"

Non è il momento giusto per capire se io sia o meno un idiota.
Le mie attuali capacità di analisi sono scarse e mi porterebbero sicuramente a risultati parziali.
Sicuramente non è stata geniale l'idea di aprire bocca con Sante.
Soprattutto per dargli una specie di appuntamento per il giorno dopo.
Mi vengono in mente quei videogiochi in cui la "vita" di un personaggio è rappresentata da una linea di qualche colore.
A volte è verde altre volte è gialla.
Di solito quando la "vita" sta per finire la linea diventa rossa ed inizia a lampeggiare.
Nei videogiochi di solito ci sono vari modi per recuperare la vita e per tornare ad una splendente e piena linea verde, o gialla.
Qui però siamo distanti dall'essere dentro un videogioco.
La mia linea è rossa e assai lampeggiante.
Stare in piedi, nel senso letterale del termine, è uno sforzo che faccio difficoltà a spiegare.
E mi chiedo come io abbia fatto ad avere una reazione di fronte all'entrata di un esagitato dentro casa mia.
Senza nemmeno aver capito quale fosse il problema per cui gli serviva il mio aiuto.
Senza cercare almeno di capirne l'entità o l'importanza.
Da qualche parte conservavo una mia personale scala di valutazione di quelli che gli altri presentano come problemi.
Ed era una bella scala. Studiata, pensata e organizzata in maniera accurata.
Ben bilanciata tra razionalità ed quel po' di umanesimo che ci vuole in queste situazioni.
Sarebbe stato molto più saggio dire:
- Ehi... Vai a farti fottere e lasciami marcire qui per tutto il tempo necessario...-
Magari mi sarei preso un'altra serie di sganassoni ma in fondo l'integrità del mio corpo è una delle ultime cose che mi preoccupino attualmente.
Mentre penso a questo, in qualche modo, mi alzo e mi butto sotto la doccia.
L'acqua mi scorre addosso ma non lava via la pesantezza.
Probabilmente lo sporco, forse anche il sudore.
Ma l'impermeabilità che c'è tra il corpo e quello che ci sta dentro non permette all'acqua di arrivare troppo in profondità.
L'acqua non ha mai lavato via i ricordi, tanto meno i pensieri.
E' il rumore dell'acqua che mi da più sollievo, in qualche modo mi rilassa.
Forse Sante ha scelto il momento giusto per far leva sul mio "senso del dovere".
Due ore prima o due ore dopo e probabilmente l'avrei mandato a fare in culo.
O forse il senso del dovere è uno di quei sottili meccanismi che permettono ad un essere umano di non lasciarsi andare del tutto.
Di non toccare veramente il fondo.
Nel mio caso lo è.
Conosco esseri umani troppo vanitosi, troppo egocentrici, troppo sensibili, troppo credenti, troppo razionali...
O comunque troppo "qualcosa" per lasciarsi veramente andare.
Ricordo un'amica che, anni fa, pur dichiarandosi depressa e sull'orlo del suicidio, accoglieva chi andava a farle visita nel suo "nido di dolore", sempre perfettamente
truccata e con abiti non scelti a caso.
Per quanto mi dispiacesse per il suo stato, non pensai per un attimo che si sarebbe lasciata veramente andare.
Conoscevo un altro tizio che esprimeva tutta la sua disperazione e il suo mal di vivere bevendo come una spugna.
Si riduceva talmente male da non riuscire a reggersi in piedi per diversi giorni.
Non gli ho mai visto addosso un taglio, un bernocolo, una semplice escoriazione. Come se ci fosse qualcosa che lo mantenesse sempre e comunque al sicuro.
Ho osservato persone che facevano esplodere tutto il loro dolore in rabbia. Rabbia verso gli altri, verso il mondo.
Erano pronti a puntare l'indice o a sotterrare di insulti qualsiasi cosa e chiunque gli capitasse sotto tiro.
Erano talmente pieni di energia che mi sembravano più vivi di quando dicevano di essere felici.
Ho visto gruppi di "inconsolabili" consolarsi con parole e cose talmente stupide da rendere stupidi anche i loro dolori inconsolabili.
Ma forse sono tutti solamente miei punti di vista.
In fondo non ci sono metodi giusti o sbagliati.
Ci sono solo forme più o meno credibili.
Il "senso del dovere".
E' sempre stata l'unica risposta che ho trovato a certi risvegli che se no sarebbero stati vuoti e insensati.
Con "senso del dovere" non intendo grandi cose.
Non un attaccamento religioso ad un lavoro o ad un credo.
E nemmeno una morale forte da seguire ciecamente.
Piuttosto una sorta di imperativo etico che mi ha sempre obbligato a portare avanti le cose che avevo promesso o anche solo detto che avrei fatto.
Un'idiozia insomma.
Il profondo fondamento della mia etica è un'idiozia.
Ma un'idiozia dotata di una grande forza, o almeno della forza necessaria per avere la meglio su tutto il resto del mio essere.
Ed eccomi qui a cercare degli abiti puliti, qualcosa da mangiare e qualche pillola adatta per farmi dormire fino alla mattina dopo.
Acqua, cibo e "senso del dovere", la ricetta per lo zombie perfetto, in sole ventiquattro ore.
Pare che siano cinque il stati che producono la metà delle uova consumate negli Stati Uniti in un anno. Iowa, Ohio, Indiana, Pennsylvania e la California.
Sono una settantina le aziende che in questi stati si occupano della produzione di uova.
Mi chiedo se le galline abbiano un loro "senso del dovere".
Se si rendano conto di portare sulle loro penne...
Anzi per essere più precisi, se capiscano che dai loro culi, dipenda la metà del fabbisogno alimentare di uova della "gloriosa" nazione in cui risiedono.
Non lo saprò mai.


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