martedì 4 gennaio 2011
Nell'ipotesi di aver fatto prima di aver pensato Part II
Dal retro dei tir si alzano alte colonne d'acqua. Inizia a pensare che l'asfalto dell'autostrada non stia assorbendo come dovrebbe. O forse no. Non si è mai occupato di pavimentazione stradale. Il colore del cielo è di un grigio più chiaro di quello della strada ma assai più uniforme. I colori sono sbiaditi e in molti casi quasi spariti di fronte alla luce bianca e debole che invade tutti gli spazi.
Per qualche chilometro procede lungo la corsia centrale a velocità costante.
Intravvede i cartelli di uscite che conosce ma che hanno cambiato il loro modo di distaccarsi e di dirigersi verso i paesi che gli danno il nome.
E' cosciente della pianura che gli si apre davanti. Uniforme ed uguale a se stessa per chilometri verso est. Bisognerebbe avvicinarsci alle montagne o alle colline per cogliere qualche variazione di riguardo. Paesi con nomi gutturali o dedicati a santi.
Resti linguistici di un mondo che non esiste più se non nelle sagre di paese e in tradizioni più o meno inventate. Agglomerati di case costruite in diverse fasi intorno a piazze su cui si affacciano una chiesa, un negozio di alimentari, un giornalaio, un bar e un tabaccaio dove andare a spendere qualche euro nell'ultima lotteria istantanea. Sognando di scappare dalla provincia o di rendere meno evanescente la propria vita. Ricorda di essere passato in un paese in collina, in una mattina d'inverno. Aveva nevicato e le strade erano ghiacciate. Vicino alla piazza del paese c'era un piccolo parcheggio con annesso parco giochi per bambini con cavalli di legno colorati, montati su grandi molle, uno scivolo e un paio di altalene. La neve ricopriva in parte le giostre per bambini e le panchine. Nel parcheggio un uomo con la faccia d'alpino, vestito come un pioniere americano, spargeva il sale. Il suo volto era ricoperto per metà da una folta barba grigia e per l'altra metà da rughe profonde. Era riuscito a guardarlo in faccia mentre con la macchina attraversava il paese e si era dovuto fermare per far passare due anziane signore sulle strisce pedonali. L'uomo sembrava sorridergli mentre svolgeva il compito che nessuno sembrava avergli assegnato.
Come se volesse fargli capire che evitare la formazione del ghiaccio fosse per lui un motivo di vanto, di piacere. Un dovere morale che nessuno avrebbe mai ripagato, se non la sua coscienza. Aveva pensato che quell'uomo avrebbe raccontato ai conoscenti di aver passato la mattina a far quello. Che così aveva evitato che qualcuno, scendendo dalla macchina facesse una brutta caduta. Forse sarebbe stato il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi quella sera. Un uomo soddisfatto di se stesso. Questo è quello che aveva pensato, mentre si dirigeva fuori da quel paese. Ora gli era tornata in mente quell'immagine. Come se si aspettasse, una volta uscito dall'autostrada, di rivedere quell'uomo, magari con una pala in mano. Si sarebbe dato da fare per un pulire qualche roggia a bordo strada, in modo che l'acqua non invadesse la strada. Con la stessa aria soddisfatta.
Controlla meglio il navigatore, per farsi un'idea di quanto possa mancare all'uscita che deve prendere. La striscia viola continua sulla cartina digitale.
Accende una sigaretta e s'infila le cuffie del lettore mp3 nelle orecchie. Tiene il volume basso in modo che il rumore del motore, della pioggia e della musica si confondano tra loro. Sceglie un brano strumentale. Solo piano, basso e synth. Un pezzo molto lungo che si compone di variazioni su una melodia di base. Se così si può dire. Non c'è bisogno di parole, quando l'unica verità plausibile e di cui tener conto è quella del tempo che scorre.
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