a las barricadas
domenica 9 gennaio 2011
Nell'ipotesi di aver fatto prima di aver pensato Part III
La pioggia diminuisce lievemente e subito aumenta il numero di macchine che seguono la sua stessa direzione. E' evidente che non sia finita, è solo un breve intervallo, ma tutti cercano di approfittarne per raggiungere le loro rispettive mete. Avverte la fretta che anima le persone nei mezzi che lo superano. La chiarezza dei loro intenti e la loro gara contro il tempo.
Questa mattina era stato svegliato dal cellulare che squillava.
- Ci sarebbe un lavoretto da fare, se sei disponibile...-
Questo gli aveva detto la voce di un conoscente. La sua disponibilità non era in discussione. Chi parlava dall'altro capo del telefono sapeva benissimo che non avrebbe avuto di meglio da fare e che non avrebbe nemmeno discusso troppo sul compenso.
- Ci sono, di che si tratta?-
- Dovresti passare da me tra un paio di ore. Ti faccio trovare una macchina pronta.
Si tratta della consegna di un baule, un viaggetto di un centinaio di chilometri. Te la cavi in mezza giornata...-
- Ok, nessun problema. Quanto ci tiro su?-
- Quaranta euro, tutto spesato-
- Cioè mi dai la macchina e paghi la benzina e l'autostrada?-
- Certo! Di più non ti posso dare, perchè a quel punto mi conviene chiamare un corriere.-
- Se facciamo cinquanta e non ne parliamo più?-
- Rimaniamo a quaranta e vedrai che in settimana ti trovo qualcosaltro.-
Era una frase che aveva già sentito diverse volte e a cui sapeva dare il giusto peso.
Ma era anche vero che una giornata passata in casa non avrebbe portato nelle sue tasche nemmeno quei quaranta euro.
-Ok, ci vediamo tra un paio di ore.-
Conclusa la telefonata aveva messo sul fuoco la caffettiera.
I vestiti erano sulla poltrona, nella stessa posizione in cui li aveva buttati la notte precedente. Si era ripromesso di non fumare più appena sveglio e così aveva evitato la scrivania dove stava il tabacco.
Dopo il caffè si era infilato sotto la doccia e ci era rimasto per una quindicina di minuti. Poi una piccola rassettata alla barba, giusto per perdere ancora un po' di tempo. Mezz'ora dopo aver aperto gli occhi si poteva concedere la prima sigaretta della giornata. Ci vuole disciplina anche nei vizi.
Era arrivato in perfetto orario.
Lo aspettava il socio di quello che gli aveva telefonato.
Aveva scoperto che la consegna doveva avvenire nel pomeriggio, preferibilmente tardo pomeriggio. Non c'era quindi nessuna ragione per partire così presto e la sua puntualità era del tutto inutile. Non aveva detto niente.
La macchina era una station wagon non troppo nuova, grigio metallizzata.
Aveva dato un'occhiata ai pneumatici per sicurezza. Nel bagagliaio giaceva un baule di rispettabili dimensioni, in legno. Non sembrava un oggetto d'antiquariato o di valore. Ma non se ne intendeva abbastanza per poterlo dire con sicurezza.
Il baule emanava un forte odore di trementina, come se avessero finito da poco di restaurarlo. Non aveva la minima idea di cosa contenesse. Non l'aveva chiesto e nessuno gliel'aveva detto e per una volta nella vita la sua curiosità era molto lontana dal volerlo sapere.
Era tornato a casa ed aveva pranzato. Poco dopo era partito per la consegna.
Dall'ultima occhiata ai cartelli stradali, dovrebbero mancare meno di dieci chilometri all'uscita. Intanto la pioggia ha ripreso forza. Il primo pensiero della mattina era stato che gli sarebbe piaciuto sapere che qualcuno, appena aperti gli occhi, avesse pensato a lui. Magari non per il trasporto di un baule.
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martedì 4 gennaio 2011
Nell'ipotesi di aver fatto prima di aver pensato Part II
Dal retro dei tir si alzano alte colonne d'acqua. Inizia a pensare che l'asfalto dell'autostrada non stia assorbendo come dovrebbe. O forse no. Non si è mai occupato di pavimentazione stradale. Il colore del cielo è di un grigio più chiaro di quello della strada ma assai più uniforme. I colori sono sbiaditi e in molti casi quasi spariti di fronte alla luce bianca e debole che invade tutti gli spazi.
Per qualche chilometro procede lungo la corsia centrale a velocità costante.
Intravvede i cartelli di uscite che conosce ma che hanno cambiato il loro modo di distaccarsi e di dirigersi verso i paesi che gli danno il nome.
E' cosciente della pianura che gli si apre davanti. Uniforme ed uguale a se stessa per chilometri verso est. Bisognerebbe avvicinarsci alle montagne o alle colline per cogliere qualche variazione di riguardo. Paesi con nomi gutturali o dedicati a santi.
Resti linguistici di un mondo che non esiste più se non nelle sagre di paese e in tradizioni più o meno inventate. Agglomerati di case costruite in diverse fasi intorno a piazze su cui si affacciano una chiesa, un negozio di alimentari, un giornalaio, un bar e un tabaccaio dove andare a spendere qualche euro nell'ultima lotteria istantanea. Sognando di scappare dalla provincia o di rendere meno evanescente la propria vita. Ricorda di essere passato in un paese in collina, in una mattina d'inverno. Aveva nevicato e le strade erano ghiacciate. Vicino alla piazza del paese c'era un piccolo parcheggio con annesso parco giochi per bambini con cavalli di legno colorati, montati su grandi molle, uno scivolo e un paio di altalene. La neve ricopriva in parte le giostre per bambini e le panchine. Nel parcheggio un uomo con la faccia d'alpino, vestito come un pioniere americano, spargeva il sale. Il suo volto era ricoperto per metà da una folta barba grigia e per l'altra metà da rughe profonde. Era riuscito a guardarlo in faccia mentre con la macchina attraversava il paese e si era dovuto fermare per far passare due anziane signore sulle strisce pedonali. L'uomo sembrava sorridergli mentre svolgeva il compito che nessuno sembrava avergli assegnato.
Come se volesse fargli capire che evitare la formazione del ghiaccio fosse per lui un motivo di vanto, di piacere. Un dovere morale che nessuno avrebbe mai ripagato, se non la sua coscienza. Aveva pensato che quell'uomo avrebbe raccontato ai conoscenti di aver passato la mattina a far quello. Che così aveva evitato che qualcuno, scendendo dalla macchina facesse una brutta caduta. Forse sarebbe stato il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi quella sera. Un uomo soddisfatto di se stesso. Questo è quello che aveva pensato, mentre si dirigeva fuori da quel paese. Ora gli era tornata in mente quell'immagine. Come se si aspettasse, una volta uscito dall'autostrada, di rivedere quell'uomo, magari con una pala in mano. Si sarebbe dato da fare per un pulire qualche roggia a bordo strada, in modo che l'acqua non invadesse la strada. Con la stessa aria soddisfatta.
Controlla meglio il navigatore, per farsi un'idea di quanto possa mancare all'uscita che deve prendere. La striscia viola continua sulla cartina digitale.
Accende una sigaretta e s'infila le cuffie del lettore mp3 nelle orecchie. Tiene il volume basso in modo che il rumore del motore, della pioggia e della musica si confondano tra loro. Sceglie un brano strumentale. Solo piano, basso e synth. Un pezzo molto lungo che si compone di variazioni su una melodia di base. Se così si può dire. Non c'è bisogno di parole, quando l'unica verità plausibile e di cui tener conto è quella del tempo che scorre.
sabato 1 gennaio 2011
Nell'ipotesi di aver fatto prima di aver pensato Part I
- E' inutile pensare a ciò che sia o meno "perfettibile"... -
Sono frammenti di pensieri che non sono esplosi ma di cui si rende conto di non avere completa coscienza. Un po' come la pioggia fitta che continua a battere contro la macchina. Contro il parabrezza e il tettuccio, così come contro il cofano e il baule.
E' un'enorme quantità d'acqua che scende dal cielo da giorni. Un'enorme quantità frammentata in tante piccole goccie che non si uniscono in un solo grande bacino d'acqua. Alcune formano pozzanghere, altre vengono assorbite dalla terra. Molte rimangono intrappolate nei vestiti dei passanti.
Ha appena superato l'entrata dell'autostrada e acceso il navigatore.
Conosce il nome dell'uscita e lancia solo qualche occhiata distratta al monitor.
Conoscendo il nome dell'uscita non c'è alcun bisogno di distrarsi con la mappa e la lunga striscia viola che indica la giusta direzione.
Si è premurato di togliere la voce a quell'aggeggio infernale.
Fino a pochi anni fa avrebbe semplicemente preso una mappa e si sarebbe fidato del suo senso dell'orientamento, per poi magari, arrivato sul posto, chiedere in un bar o alla prima persona che avesse incontrato, indicazioni per l'indirizzo.
Per ora si dedica alla guida. La macchina non è sua e le avverse condizioni atmosferiche lo portano a prestare maggiore attenzione alle risposte del volante e dei freni. Cerca di creare una momentanea complicità con i comandi. Indovinare il tempo di frenata, la risposta dei pneumatici all'asfalto bagnato.
Dopo alcuni chilometri acquista sicurezza ed aumenta leggermente la velocità. Molti degli altri veicoli si dispongono sulle corsie di destra o si fermano sotto i ponti.
Piove intensamente e a tratti i tergicristalli non sembrano garantire un'adeguata visibilità. Lui è convinto che non sia necessario vedere per chilometri davanti a sè. Basta tenere lo sguardo basso. Avere ben chiara la striscia bianca per mantenere la giusta traiettoria e contemporaneamente dare un'occhiata ai cartelli e alle luci di posizioni e gli stop delle macchine che lo precedono.
Il futuro è incerto ma lo si affronta meglio come una discreta consapevolezza del presente.
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mercoledì 29 dicembre 2010
Riflessione per non parlarsi addosso.
Senza nessuna pretesa...
Ci sono diversi modo per dedicarsi alla scrittura. Ovviamente la mia non è per nulla professionale e non segue regole imparate (se non quelle grammaticali quando non mi distraggo troppo o la mia ignoranza non viene a galla) Il racconto precedente è finito. Finito in un modo inaspettato anche per me che avevo tutte altre idee sulla sua conclusione ma soprattutto sul suo sviluppo. Ben vengano le sorprese. Devo dire che la cosa mi ha lasciato anche un po' confuso. C'era una storia da seguire, dei personaggi che mi avrebbero accompagnato nei momenti in cui scrivo tanto per dare libero sfogo a delle parole che in altrimenti rimarrebbero a bighellonare per la testa.
Da un certo punto di vista è un po' una "rinuncia". Le idee si sono perse per strada e ora mancano quei punti di riferimento che mi ero creato per giungere al finale. Da un altro punto di vista questa storia non mi chiede più di essere raccontata e nemmeno il finale mi sembra così necessario. E' chiaro che sia una cosa che riguarda solo me. Questo è un blog, non una rivista, un giornale o un libro che qualcuno ha comprato e da cui pretende di avere qualcosa. Proprio per questo corro il rischio di "parlarmi addosso" e non lo evito scrivendo tutto ciò in un post.
In tutti i casi. Credo, ho la convinzione, confido nel fatto che... ci siano sempre storie che vorrebbero essere raccontate. Quelle più "belle" credo che cerchino anche narratori adeguatamente preparati. Io mi occupo di quelle che mi passano per la testa, che non sono numerose, spesso sono incomplete e ancora più spesso vengono cestinate per la loro evidente inutilità. Perchè non tutte le storie sono da raccontare, come non è obbligatorio scrivere. A volte sarebbe molto più utile agire e lasciare qualcosa di tangibile sulla realtà che ci circonda. Credo che il solo scriverne possa diventare in qualche modo anche un limite ed un mezzo per distaccarsene. Un mezzo anche comodo e io non amo molto certe "comodità".
Ho comunque trovato un paio di storie, o almeno delle vaghe idee di storia.
Ma mi sono anche "affezionato" ai personaggi della precedente storia. Che forse non sono nemmeno riuscito a rendere personaggi. Quindi vorrei dare a qualcuno di loro la possibilità di prendere una forma migliore, di chiarirsi con se stessi e con chi, per caso o per volontà, si trovasse a leggerne. Ho provato varie volte a buttar giù un inizio, ma per ora non vuole partire e finisce sempre nel cestino. Che sia quello sulla scrivania del computer o quello della carta vicino alla scrivania "reale".
Mi ritrovo seduto su un tronco d'albero abbattuto con alcuni oggetti, alcune parole e la voglia di dargli un'ordine che li renda qualcosa di dinamico e di vivo.
Ci sono anche delle foto. Scattate senza nessuna connessione predefinita con la storia o le storie. Foto che senza essere delle "belle foto" mi suggeriscono delle connessioni narrative che ancora sembro non comprendere.
Vedremo...
Ci sono diversi modo per dedicarsi alla scrittura. Ovviamente la mia non è per nulla professionale e non segue regole imparate (se non quelle grammaticali quando non mi distraggo troppo o la mia ignoranza non viene a galla) Il racconto precedente è finito. Finito in un modo inaspettato anche per me che avevo tutte altre idee sulla sua conclusione ma soprattutto sul suo sviluppo. Ben vengano le sorprese. Devo dire che la cosa mi ha lasciato anche un po' confuso. C'era una storia da seguire, dei personaggi che mi avrebbero accompagnato nei momenti in cui scrivo tanto per dare libero sfogo a delle parole che in altrimenti rimarrebbero a bighellonare per la testa.
Da un certo punto di vista è un po' una "rinuncia". Le idee si sono perse per strada e ora mancano quei punti di riferimento che mi ero creato per giungere al finale. Da un altro punto di vista questa storia non mi chiede più di essere raccontata e nemmeno il finale mi sembra così necessario. E' chiaro che sia una cosa che riguarda solo me. Questo è un blog, non una rivista, un giornale o un libro che qualcuno ha comprato e da cui pretende di avere qualcosa. Proprio per questo corro il rischio di "parlarmi addosso" e non lo evito scrivendo tutto ciò in un post.
In tutti i casi. Credo, ho la convinzione, confido nel fatto che... ci siano sempre storie che vorrebbero essere raccontate. Quelle più "belle" credo che cerchino anche narratori adeguatamente preparati. Io mi occupo di quelle che mi passano per la testa, che non sono numerose, spesso sono incomplete e ancora più spesso vengono cestinate per la loro evidente inutilità. Perchè non tutte le storie sono da raccontare, come non è obbligatorio scrivere. A volte sarebbe molto più utile agire e lasciare qualcosa di tangibile sulla realtà che ci circonda. Credo che il solo scriverne possa diventare in qualche modo anche un limite ed un mezzo per distaccarsene. Un mezzo anche comodo e io non amo molto certe "comodità".
Ho comunque trovato un paio di storie, o almeno delle vaghe idee di storia.
Ma mi sono anche "affezionato" ai personaggi della precedente storia. Che forse non sono nemmeno riuscito a rendere personaggi. Quindi vorrei dare a qualcuno di loro la possibilità di prendere una forma migliore, di chiarirsi con se stessi e con chi, per caso o per volontà, si trovasse a leggerne. Ho provato varie volte a buttar giù un inizio, ma per ora non vuole partire e finisce sempre nel cestino. Che sia quello sulla scrivania del computer o quello della carta vicino alla scrivania "reale".
Mi ritrovo seduto su un tronco d'albero abbattuto con alcuni oggetti, alcune parole e la voglia di dargli un'ordine che li renda qualcosa di dinamico e di vivo.
Ci sono anche delle foto. Scattate senza nessuna connessione predefinita con la storia o le storie. Foto che senza essere delle "belle foto" mi suggeriscono delle connessioni narrative che ancora sembro non comprendere.
Vedremo...
mercoledì 13 ottobre 2010
I veri cambiamenti hanno gusti diversi dai soliti.
Lei è cambiata. Mi pare evidente. Non i suoi occhi certo! Lo sguardo che ogni tanto regala è lo stesso che mi aveva colpito la prima volta che la vidi, diversi anni fa, mischiata alla folla di una notte di festa.
In parte sono cambiato anch'io. O almeno lo spero. Non esserlo mi sembrerebbe un delitto verso il "buon gusto".
Ma che lei sia cambiata è qualcosa di più palpabile. I suoi movimenti si sono fatti più fluidi e sicuri. Ora guarda sempre dritta negli occhi di chi le parla.
Ha acquistato sicurezza in un certo senso, o forse ha tirato fuori quella che aveva già prima ma non sapeva ancora come mostrare. Sono rimasti intatti alcuni pudori e alcuni gesti. E' rimasta intatta la capacità di ascoltare. E' rimasto lo stesso il calore che il suo corpo emana anche solo passandoti vicino. Ma ha acquistato dinamicità, o dinamismo che dir si voglia. A volta si sofferma in silenzio in espressioni che sembrano tristi. Ma so che non è una cosa così scontata da indovinare.
E'una persona in cui ci si deve "immergere".
In caso contrario si rischia di capirne solo le parti più evidenti, che spesso non sono quelle importanti.
Mi parla delle sue occupazioni quotidiane e mi racconta aneddoti e intanto io mangio.
Cosa che non facevo da un po'. Io le racconto la storia di Sante. Quello che sapevo già e quello che ho capito dalla e-mail.
- Dovrei fare qualcosa… Non so quanto sia realmente importante o grave, ma sento di doverlo a Sante. Anche solo per fiducia che mi ha dimostrato… Non mi sembra una cosa così scontata, ora come ora.
Forse si sbaglia. Ma mi sembra di essere obbligato a dargli quel che posso. Non so se mi spiego.-
- Mmmm….-
Il suo classico verso neutro che non esprime un pensiero ma l'ascolto è il pensiero.
- Si lo so. Non sono in forma, se mi passi l'eufemismo-
- No! Tu sei messo da schifo… Non ti vedevo così da anni… -
- Non lo sono più stato…. E' stato in quel periodo che ho conosciuto qualcuno che sapeva come "salvarmi", anche da me stesso.-
Lei abbozza un sorriso ironico.
- Non so di chi tu stia parlando…-
- Una persona… Forse non la conosci… Siete così diverse! Non ti piacerebbe nemmeno!-
Lei mi tira addosso lo strofinaccio della cucina.
- Non so cosa ne penserebbe quella persona. Ma io non credo che tu possa uscire di casa e metterti alla ricerca di una molto ipotetica donna scomparsa. Non sarei tranquilla a saperti in giro in queste condizioni… -
- Lo so. Non ho ancora capito cosa voglia esattamente Sante da me. Però è chiaro che in questo momento la mia momentanea ripresa è attribuibile esclusivamente alla tua presenza …-
- Sei di nuovo in vena di complimenti? -
- Potrei dire che sono in vena di te -
Mi esce questa frase dal profondo. La dico sorridendo, ma contemporaneamente so anche quanto possa essere vera.
- Peccato! -
- Che vorrebbe dire? -
- Non te lo dico…. Comunque dovresti telefonare a questo Sante e dirgli che tu sei fuori gioco per almeno un paio di settimane, e credo di essere ottimista. Prima riprendi qualche chilo e poi se ne parla….-
So che ha ragione, ma so anche che senza uno scopo, una ragione, un movimento, i chili non torneranno e la mia testa sarà libera di vagare.
Lei continua ad occuparsi degli oggetti sparsi in casa mia. Lava i piatti, chiude ante rimaste aperte per giorni. Cerca di capire cosa serva acquistare per la mia dispensa. Intanto fuma e si guarda in giro con curiosità. E' un po' che non veniva qui. Io sto seduto sempre sulla stessa sedia. Credo che cerchi segni di qualche presenza a lei sconosciuta. So che è curiosa e so che avrebbe voglia di riempire i tempi e gli spazzi che ci hanno separato. Lo so perchè sento la stessa esigenza.
Al posto del piatto è comparsa una tazzina di caffè Ho anch'io una sigaretta in mano e la guardo mentre le parlo. Ricordo di quando ci vedevamo spesso e ce ne andavamo in giro insieme la sera.
E' sempre stata la compagna ideale per me, anche per "annoiarsi". Ricordo che quando stavamo in un posto e ci dividevamo per un po' tra la gente, mi veniva sempre spontaneo cercarla con lo sguardo.
Era il mio modo di proteggerla. Ma anche quello di toccare il filo invisibile che ci univa. Quando ci scambiavamo sguardi da lontano sentivo che facevamo parte di qualcosa di palpabile. Ricordo la sua pelle e tutte le curve che prende sul suo corpo. La vedo e la sento qui e tanto basta.
Non ho altro da dire.
Squilla il telefono e non ho alcuna voglia di rispondere. Il tempo si è fermato.
In parte sono cambiato anch'io. O almeno lo spero. Non esserlo mi sembrerebbe un delitto verso il "buon gusto".
Ma che lei sia cambiata è qualcosa di più palpabile. I suoi movimenti si sono fatti più fluidi e sicuri. Ora guarda sempre dritta negli occhi di chi le parla.
Ha acquistato sicurezza in un certo senso, o forse ha tirato fuori quella che aveva già prima ma non sapeva ancora come mostrare. Sono rimasti intatti alcuni pudori e alcuni gesti. E' rimasta intatta la capacità di ascoltare. E' rimasto lo stesso il calore che il suo corpo emana anche solo passandoti vicino. Ma ha acquistato dinamicità, o dinamismo che dir si voglia. A volta si sofferma in silenzio in espressioni che sembrano tristi. Ma so che non è una cosa così scontata da indovinare.
E'una persona in cui ci si deve "immergere".
In caso contrario si rischia di capirne solo le parti più evidenti, che spesso non sono quelle importanti.
Mi parla delle sue occupazioni quotidiane e mi racconta aneddoti e intanto io mangio.
Cosa che non facevo da un po'. Io le racconto la storia di Sante. Quello che sapevo già e quello che ho capito dalla e-mail.
- Dovrei fare qualcosa… Non so quanto sia realmente importante o grave, ma sento di doverlo a Sante. Anche solo per fiducia che mi ha dimostrato… Non mi sembra una cosa così scontata, ora come ora.
Forse si sbaglia. Ma mi sembra di essere obbligato a dargli quel che posso. Non so se mi spiego.-
- Mmmm….-
Il suo classico verso neutro che non esprime un pensiero ma l'ascolto è il pensiero.
- Si lo so. Non sono in forma, se mi passi l'eufemismo-
- No! Tu sei messo da schifo… Non ti vedevo così da anni… -
- Non lo sono più stato…. E' stato in quel periodo che ho conosciuto qualcuno che sapeva come "salvarmi", anche da me stesso.-
Lei abbozza un sorriso ironico.
- Non so di chi tu stia parlando…-
- Una persona… Forse non la conosci… Siete così diverse! Non ti piacerebbe nemmeno!-
Lei mi tira addosso lo strofinaccio della cucina.
- Non so cosa ne penserebbe quella persona. Ma io non credo che tu possa uscire di casa e metterti alla ricerca di una molto ipotetica donna scomparsa. Non sarei tranquilla a saperti in giro in queste condizioni… -
- Lo so. Non ho ancora capito cosa voglia esattamente Sante da me. Però è chiaro che in questo momento la mia momentanea ripresa è attribuibile esclusivamente alla tua presenza …-
- Sei di nuovo in vena di complimenti? -
- Potrei dire che sono in vena di te -
Mi esce questa frase dal profondo. La dico sorridendo, ma contemporaneamente so anche quanto possa essere vera.
- Peccato! -
- Che vorrebbe dire? -
- Non te lo dico…. Comunque dovresti telefonare a questo Sante e dirgli che tu sei fuori gioco per almeno un paio di settimane, e credo di essere ottimista. Prima riprendi qualche chilo e poi se ne parla….-
So che ha ragione, ma so anche che senza uno scopo, una ragione, un movimento, i chili non torneranno e la mia testa sarà libera di vagare.
Lei continua ad occuparsi degli oggetti sparsi in casa mia. Lava i piatti, chiude ante rimaste aperte per giorni. Cerca di capire cosa serva acquistare per la mia dispensa. Intanto fuma e si guarda in giro con curiosità. E' un po' che non veniva qui. Io sto seduto sempre sulla stessa sedia. Credo che cerchi segni di qualche presenza a lei sconosciuta. So che è curiosa e so che avrebbe voglia di riempire i tempi e gli spazzi che ci hanno separato. Lo so perchè sento la stessa esigenza.
Al posto del piatto è comparsa una tazzina di caffè Ho anch'io una sigaretta in mano e la guardo mentre le parlo. Ricordo di quando ci vedevamo spesso e ce ne andavamo in giro insieme la sera.
E' sempre stata la compagna ideale per me, anche per "annoiarsi". Ricordo che quando stavamo in un posto e ci dividevamo per un po' tra la gente, mi veniva sempre spontaneo cercarla con lo sguardo.
Era il mio modo di proteggerla. Ma anche quello di toccare il filo invisibile che ci univa. Quando ci scambiavamo sguardi da lontano sentivo che facevamo parte di qualcosa di palpabile. Ricordo la sua pelle e tutte le curve che prende sul suo corpo. La vedo e la sento qui e tanto basta.
Non ho altro da dire.
Squilla il telefono e non ho alcuna voglia di rispondere. Il tempo si è fermato.
domenica 3 ottobre 2010
Non ci sarà più nessuno che ti vorrà bene come te ne voglio io
A volte la lettura mette in moto la memoria e fa perdere le distanze, crea una sorta di avvicinamento. E nonostante il vuoto esistenziale, la difficoltà nel riconoscersi e nell'individuare il mio esistere attuale, la e-mail di Sante fa scattare una serie di richiami e di ricordi emotivi. Quei ricordi che non sono chiari e narrativi, che non iniziano con un'immagine o una parola. E una sensazione che mi coglie improvvisa, imprevista ma forte e più reale di tutte quelle che attraversano il mio corpo negli ultimi tempi. Sante mi parla dell'Amore e io mi ricordo dell'amore. Non ne faccio una mera questione di lettere maiuscole e minuscole. Cerco in qualche modo di dare il giusto peso ad una parola che solitamente mi mette a disagio, non per timidezza ma per l'uso smodato che se ne fa. Credo che esista una vastissima gamma di
sentimenti che possano legare due esseri umani e non sempre sia amore quello che si è soliti indicare con quel nome. Esistono la tenerezza, la complicità, l'attrazione, il mutuo soccorso, la volontà, il desiderio… Forse non li conosco nemmeno tutti ma penso che sia importante, di volta in volta, capire le differenze e viverli di conseguenza. Ed è certo che non sia una cosa facile.
Io e Corso abbiamo usato la parola amore poche volte e con molto pudore.
Rimane il dubbio se ci sia da trarne vanto, da pentirsene o da dispiacersene.
Di queste poche volte ce ne sono state alcune in cui poi ci siamo accorti di esserci sbagliati e non è stato un gran risveglio.
Ma anche quando amore era non è stato facile averci a che fare, com'era naturale che fosse per due persone dedite alla "complicanza" e ad illuminazione conseguente a un colpo, ad un avvenimento traumatico.
E dire che non ne pensavamo poi così male dell'amore. Un giorno, parlando tra di noi, arrivammo a dire che l'amore era l'anarchia dei sentimenti e delle emozioni, un fine alto e perseguibile anche per due come noi.
Quando venne e fu il momento di lasciarsi andare, non ne fui in grado, o non lo fui al momento debito e questo mostra quanto, spesso, a poco servano le lunghe riflessioni nel momento in cui sono poi le azioni a parlare di noi e a portarci in un posto piuttosto che in un altro. Quando incontrai l'amore gli diedi subito un altro nome e lo chiusi in un recinto fatto di paletti e di confini invalicabili. Era lo stupido modo che una parte della mia testa aveva trovato per non doverlo chiamare amore e nonostante questo crebbe e prese le sembianze di quello che poi non avrei potuto non chiamare amore.
Io lo privavo di gesti semplici e di chiarezza e lui cresceva in complicità.
Io ne parlavo con ironia o tentavo un distacco e lui tornava a respirare ancora più forte. Condivisi questi momenti con la persona che era oggetto e soggetto di questo amore e solo tempo dopo ci accorgemmo di essere stati complici in questo piano. Quando io mi accorsi dell'amore non se ne accorse anche lei o almeno non gli diede quel nome.
Perché dare nomi non è poi la cosa più importante. Ed è dubitando che lei lo mise in scena l'amore, salvandomi da me stesso. Rilucendo di nuove e più forte qualità, lei mi dimostro che era un amore di cui andare fiero in tutti i casi.
Quando ho visto l'amore per lei l'ho preso e gliel'ho portato, perché mi pareva importante che non lo abbandonassimo come fanno quelli con i cani lungo le autostrade. Le volevo mostrare come nonostante tutto fosse ancora lì, come non avesse perso la sua forza, un amore fedele anche al più distratto dei suoi creatori.
Le dissi che un amore che aveva resistito a tutti i nostri capricci, forse voleva avere un po' di tempo per crescere ancora o esaurirsi in se stesso. Le dissi che a me sembrava necessario concederci questo tempo. Ma la trovai mentre mollava gli ormeggi e si allontanava. Non totalmente convinta forse, con alcune immagini poco chiare ma una grande determinazione.
Viveva il coraggio di chi è capace di costruire.
E io sapevo che non era poco.
Arrivai trafelato, mal vestito, con le tasche vuote e senza grandi sogni da
regalare. In mano avevo solo questo, l'amore. Una parola che avevo custodito, che avevo nascosto in un vecchio cappotto nell'armadio, un cappotto che non
avrei mai buttato via e in cui quella parola sarebbe stata al sicuro.
Andai a presentarmi con l'amore e ottenni molto e tanto di più e ancora adesso sento sotto i polpastrelli la percezione della sua pelle. Fu con questa che mi ricoprì e mi portò al sicuro.
Vorrei poter arrivare ad un finale, ovviamente positivo, per questo amore.
Ma non è questo il luogo nè il tempo. Ma è stata di nuovo lei ad aprire la porta,
con la chiave che non mi aveva mai restituito e che non volevamo che diventasse uno dei tanti doppioni. E' stata lei a guardarmi negli occhi e con la più grande naturalezza del mondo, avvicinarsi, guardarmi per un po' e poi dire:
- Spegni quel computer che ti cucino qualcosa. Hai una faccia che non si può vedere. E se stai di nuovo lottando con qualche fantasma nella tua testa, sappi che non ho alcuna intenzione di sentire le solite cazzate. Tu non te ne vai da nessuna parte senza che te lo dica io… Eh dì di sì! -
Così per l'amore abbandono la e-mail in cui Sante mi ha scritto del suo perduto amore. Mentre la guardo muoversi davanti alle ante della cucina, cerco di dirle quanto sia bella ai miei occhi e quanto mi sorprenda vederla qui.
Lei si accende una sigaretta e con un'espressione buffa si avvicina. Tiene la sigaretta con la sinistra e batte con le nocche della destra sul mio naso. Mi nasce un'espressione idiota in faccia e lei scoppia a ridere e dice:
- Non ci sarà più nessuno che ti vorrà bene quanto te ne voglia io!-
Si gira e ritorna a preparare da mangiare. Su una sedia è appoggiata la mia chiave inglese, sembra volermi dire che non è finita qui.
sentimenti che possano legare due esseri umani e non sempre sia amore quello che si è soliti indicare con quel nome. Esistono la tenerezza, la complicità, l'attrazione, il mutuo soccorso, la volontà, il desiderio… Forse non li conosco nemmeno tutti ma penso che sia importante, di volta in volta, capire le differenze e viverli di conseguenza. Ed è certo che non sia una cosa facile.
Io e Corso abbiamo usato la parola amore poche volte e con molto pudore.
Rimane il dubbio se ci sia da trarne vanto, da pentirsene o da dispiacersene.
Di queste poche volte ce ne sono state alcune in cui poi ci siamo accorti di esserci sbagliati e non è stato un gran risveglio.
Ma anche quando amore era non è stato facile averci a che fare, com'era naturale che fosse per due persone dedite alla "complicanza" e ad illuminazione conseguente a un colpo, ad un avvenimento traumatico.
E dire che non ne pensavamo poi così male dell'amore. Un giorno, parlando tra di noi, arrivammo a dire che l'amore era l'anarchia dei sentimenti e delle emozioni, un fine alto e perseguibile anche per due come noi.
Quando venne e fu il momento di lasciarsi andare, non ne fui in grado, o non lo fui al momento debito e questo mostra quanto, spesso, a poco servano le lunghe riflessioni nel momento in cui sono poi le azioni a parlare di noi e a portarci in un posto piuttosto che in un altro. Quando incontrai l'amore gli diedi subito un altro nome e lo chiusi in un recinto fatto di paletti e di confini invalicabili. Era lo stupido modo che una parte della mia testa aveva trovato per non doverlo chiamare amore e nonostante questo crebbe e prese le sembianze di quello che poi non avrei potuto non chiamare amore.
Io lo privavo di gesti semplici e di chiarezza e lui cresceva in complicità.
Io ne parlavo con ironia o tentavo un distacco e lui tornava a respirare ancora più forte. Condivisi questi momenti con la persona che era oggetto e soggetto di questo amore e solo tempo dopo ci accorgemmo di essere stati complici in questo piano. Quando io mi accorsi dell'amore non se ne accorse anche lei o almeno non gli diede quel nome.
Perché dare nomi non è poi la cosa più importante. Ed è dubitando che lei lo mise in scena l'amore, salvandomi da me stesso. Rilucendo di nuove e più forte qualità, lei mi dimostro che era un amore di cui andare fiero in tutti i casi.
Quando ho visto l'amore per lei l'ho preso e gliel'ho portato, perché mi pareva importante che non lo abbandonassimo come fanno quelli con i cani lungo le autostrade. Le volevo mostrare come nonostante tutto fosse ancora lì, come non avesse perso la sua forza, un amore fedele anche al più distratto dei suoi creatori.
Le dissi che un amore che aveva resistito a tutti i nostri capricci, forse voleva avere un po' di tempo per crescere ancora o esaurirsi in se stesso. Le dissi che a me sembrava necessario concederci questo tempo. Ma la trovai mentre mollava gli ormeggi e si allontanava. Non totalmente convinta forse, con alcune immagini poco chiare ma una grande determinazione.
Viveva il coraggio di chi è capace di costruire.
E io sapevo che non era poco.
Arrivai trafelato, mal vestito, con le tasche vuote e senza grandi sogni da
regalare. In mano avevo solo questo, l'amore. Una parola che avevo custodito, che avevo nascosto in un vecchio cappotto nell'armadio, un cappotto che non
avrei mai buttato via e in cui quella parola sarebbe stata al sicuro.
Andai a presentarmi con l'amore e ottenni molto e tanto di più e ancora adesso sento sotto i polpastrelli la percezione della sua pelle. Fu con questa che mi ricoprì e mi portò al sicuro.
Vorrei poter arrivare ad un finale, ovviamente positivo, per questo amore.
Ma non è questo il luogo nè il tempo. Ma è stata di nuovo lei ad aprire la porta,
con la chiave che non mi aveva mai restituito e che non volevamo che diventasse uno dei tanti doppioni. E' stata lei a guardarmi negli occhi e con la più grande naturalezza del mondo, avvicinarsi, guardarmi per un po' e poi dire:
- Spegni quel computer che ti cucino qualcosa. Hai una faccia che non si può vedere. E se stai di nuovo lottando con qualche fantasma nella tua testa, sappi che non ho alcuna intenzione di sentire le solite cazzate. Tu non te ne vai da nessuna parte senza che te lo dica io… Eh dì di sì! -
Così per l'amore abbandono la e-mail in cui Sante mi ha scritto del suo perduto amore. Mentre la guardo muoversi davanti alle ante della cucina, cerco di dirle quanto sia bella ai miei occhi e quanto mi sorprenda vederla qui.
Lei si accende una sigaretta e con un'espressione buffa si avvicina. Tiene la sigaretta con la sinistra e batte con le nocche della destra sul mio naso. Mi nasce un'espressione idiota in faccia e lei scoppia a ridere e dice:
- Non ci sarà più nessuno che ti vorrà bene quanto te ne voglia io!-
Si gira e ritorna a preparare da mangiare. Su una sedia è appoggiata la mia chiave inglese, sembra volermi dire che non è finita qui.
domenica 19 settembre 2010
Per giudicare bisogna arrivare in fondo
- Eccomi, non ti dico quanto mi possa sentire coglione a fare questa buffonata che mi hai gentilmente richiesto…- Così inizia la email di sente. In qualche modo credo di immaginarmi quanto si possa sentire "coglione", visto ne sono il fautore e il progettista. - Ti considero un amico, forse l'unico vero amico che abbia in questo momento. E non credere che stia facendo leva sui tuoi buoni sentimenti! Sia chiaro, in questo momento penso che tu sia un'enorme testa di cazzo, un esaurito della balle che mi costringe davanti ad una tastiera per scrivere delle cose che potrei benissimo dirgli di persona raggiungendolo con meno di cinque minuti di passeggiata. Ma nonostante tutto ho capito che il problema è che tu sei esaurito. Passami il termine. Non so fino a che punto, ma per i pochi minuti in cui ti ho visto, mi è parso evidente. Fossi stato un altro avrei potuto pensare che ti fossi fatto di quacosa. Ma ti conosco abbastanza bene per sapere che è un'ipotesi da scartare. Dunque te ne sei andato via di testa, per qualche ragione a me sconosciuta.Così l'altro giorno, dopo essere tornato a casa, dopo essermi calmato, ho fatto la cosa più logica che potessi fare. Ho telefonato a Corso. Ti saluta. Gli ho spiegato il mio problema. L'ho tenuto al telefono almeno quattro ore… Alla fine eravamo concordi su una cosa. Sei l'unico di cui mi possa fidare e grazie a Corso so anche come proporti la cosa.Ti offro un lavoro…-
Questa non me l'aspettavo. Ma pensandoci Corso mi conosce bene.
Se dovessi accettare non mi tirerei indietro finché non l'avessi finito.
Poi Sante va avanti con la "diagnosi" di Corso.
Riporta affermazioni, giudizi, ricordi di Corso rispetto ai miei malesseri.
Leggo cose di cui neanche mi ricordavo. Non che cambino di molto il quadro generale. In generale so cosa pensa Corso di me.Non ho assolutamente intenzione di unirmi alla scuola di pensiero "nessuno mi può giudicare". Ho sempre pensato che sia una delle più grandi stronzate che la mente abbia mai partorito. "Giudicare" ed "essere giudicati" non dovrebbero essere termini negativi. Credo sia più utile giudicare le azioni che i pensieri, ma in senso generale qualsiasi "giudizio" dovrebbe comportare del tempo, un minimo di ragionamento, un interesse. Mi spiego.
Se io faccio qualcosa e qualcuno mi chiede perché l'ho fatto, glielo spiego e a ciò segue un suo giudizio, anche se questo è negativo, è sempre il frutto del pensiero di una persona che ha impegnato parte del suo tempo ad osservare, ascoltare, pensare e poi parlare. Non mi sembra cosa da poco.Alcuni anni fa io e Corso eravamo in montagna, a casa di un'amica insieme ad altre persone. C'era una tizia che passò tutto il giorno ricordano un suo ex. Ne tesseva le lodi, fisiche, intellettive ed emotive. - Dovrebbero essercene di più di uomini così! Lui non mi ha mai giudicato.
Era carino con me, gentile. Mi stava ad ascoltare quando ne avevo bisogno. Non ricordo una sola volta in cui siamo entrati in conflitto. Eravamo sulla stessa linea di pensiero. Non c'era nemmeno bisogno che ci parlassimo, bastava uno sguardo…-. - E poi cos'è successo? Che fine ha fatto? - aveva chiesto qualcuno.
- L'amore è così… Cosa ci vuoi fare? Ad un certo punto se n'è andato con un'altra. Ma ci ha messo molto tempo a separarsi da me. E' stata quasi più dura per lui che per me! Figurati che quasi due anni dopo esserci lasciati ci siamo sentiti e poi incontrati per un po' di volte. Sembrava tornato tutto come prima. Poi lui non se l'è sentita di abbandonare la sua nuova compagna. Aveva tanti problemi ed avevano anche avuto un bambino. Io conoscevo il suo cuore gentile e l'ho lasciato andare. Ma gli ho assicurato che la mia porta sarebbe sempre stata aperta per lui… Non l'ho più trovato uno così e spesso mi manca…- - Qual era il suo film preferito?- le aveva chiesto Corso.- Sai che non me lo ricordo? Ma non era uno di quelli fissati con il cinema.- - Tifava per una squadra? Leggeva saggi o romanzi? Gli piaceva più la carne o il pesce? E qual era il suo rapporto con sua madre? Aveva dei bei ricordi di quando aveva cinque anni? - Corso le aveva continuato a fare domande a cui lei non pareva sapere rispondere. - Ma perché mi fai tutte queste domande? Me lo vuoi ritrovare? Sei un detective? Ti serve una foto?- ed era scoppiata a ridere.
- Avete scopato?- fu la sua ultima domanda - Beh certo! Siamo stati insieme per più di un anno! Non mi sono mai votata alla castità! Ma ti sembrano domande da fare?- aveva risposto lei.
- Quando vi siete rivisti, due anni dopo, avete scopato?-
- Perché dovrei risponderti? Guarda che ho capito! Tu mi stai giudicando! Tu pensi che io sia una di quelle che se la fa con quelli impegnati! Ma non mi conosci per niente! Tu non sai niente di me! Ci saremmo visti cinque o sei volte… E tu sei già li che mi punti il dito contro! Chi cazzo ti credi di essere?! -
La tizia si era fatta prendere dai nervi ed era andata avanti per un bel po'. Corso non le dava più retta. Dopo un paio di giorni la cosa fu dimenticata. Lei disse ad altri di non portare alcun rancore. Che le davano solo fastidio le persone che si permettevano di giudicare. Corso, informato, non dimostrò alcun interesse. Personalmente ero d'accordo con Corso, o almeno credevo di esserlo. Oggi nessuno vuole essere giudicato. Non lo vuole chi occupa le posizioni di potere, di qualsiasi potere si parli, non lo voglio i gruppi né i singoli. Ed a ciò si accompagna un certo "permissivismo" nel giudicarsi. C'è la tendenza a vedersi sempre un po' meglio di quello che sì è. L'autocritica è morta, seppellita da diritti incontestabili e condivisi. Si potrebbe essere accusati di violare la legge sulla privacy perché si assiste ad un omicidio? Non riesco a seguire un pensiero per più di dieci minuti. Ho pensato a tutto questo lasciando lì la e-mail di Sante.
- Il tuo lavoro sarà ritrovare Lucia. Perché è quasi una settimana che non la vedo e non riesco a mettermici in contatto… Non posso credere che sia stata una sua iniziativa quella di sparire. Se voleva lasciarmi me l'avrebbe detto in faccia. In fondo non ci vediamo da molto, per quanto io ammetta di essere coinvolto come mai lo sono stato… E comunque non ha senso perché tutto stava andando benissimo. Tu non hai idea!- Nonostante la forma scritta, qui Sante si era fatto prendere la mano. Mi racconta di sguardi, situazioni, parole, baci e carezze. Mi sembra di leggere un romanzo rosa che a tratti prenda una vena più erotica La e-mail è molto lunga. All'inizio non ci avevo fatto caso… Ma per giudicare dovrò arrivare fino in fondo…
Questa non me l'aspettavo. Ma pensandoci Corso mi conosce bene.
Se dovessi accettare non mi tirerei indietro finché non l'avessi finito.
Poi Sante va avanti con la "diagnosi" di Corso.
Riporta affermazioni, giudizi, ricordi di Corso rispetto ai miei malesseri.
Leggo cose di cui neanche mi ricordavo. Non che cambino di molto il quadro generale. In generale so cosa pensa Corso di me.Non ho assolutamente intenzione di unirmi alla scuola di pensiero "nessuno mi può giudicare". Ho sempre pensato che sia una delle più grandi stronzate che la mente abbia mai partorito. "Giudicare" ed "essere giudicati" non dovrebbero essere termini negativi. Credo sia più utile giudicare le azioni che i pensieri, ma in senso generale qualsiasi "giudizio" dovrebbe comportare del tempo, un minimo di ragionamento, un interesse. Mi spiego.
Se io faccio qualcosa e qualcuno mi chiede perché l'ho fatto, glielo spiego e a ciò segue un suo giudizio, anche se questo è negativo, è sempre il frutto del pensiero di una persona che ha impegnato parte del suo tempo ad osservare, ascoltare, pensare e poi parlare. Non mi sembra cosa da poco.Alcuni anni fa io e Corso eravamo in montagna, a casa di un'amica insieme ad altre persone. C'era una tizia che passò tutto il giorno ricordano un suo ex. Ne tesseva le lodi, fisiche, intellettive ed emotive. - Dovrebbero essercene di più di uomini così! Lui non mi ha mai giudicato.
Era carino con me, gentile. Mi stava ad ascoltare quando ne avevo bisogno. Non ricordo una sola volta in cui siamo entrati in conflitto. Eravamo sulla stessa linea di pensiero. Non c'era nemmeno bisogno che ci parlassimo, bastava uno sguardo…-. - E poi cos'è successo? Che fine ha fatto? - aveva chiesto qualcuno.
- L'amore è così… Cosa ci vuoi fare? Ad un certo punto se n'è andato con un'altra. Ma ci ha messo molto tempo a separarsi da me. E' stata quasi più dura per lui che per me! Figurati che quasi due anni dopo esserci lasciati ci siamo sentiti e poi incontrati per un po' di volte. Sembrava tornato tutto come prima. Poi lui non se l'è sentita di abbandonare la sua nuova compagna. Aveva tanti problemi ed avevano anche avuto un bambino. Io conoscevo il suo cuore gentile e l'ho lasciato andare. Ma gli ho assicurato che la mia porta sarebbe sempre stata aperta per lui… Non l'ho più trovato uno così e spesso mi manca…- - Qual era il suo film preferito?- le aveva chiesto Corso.- Sai che non me lo ricordo? Ma non era uno di quelli fissati con il cinema.- - Tifava per una squadra? Leggeva saggi o romanzi? Gli piaceva più la carne o il pesce? E qual era il suo rapporto con sua madre? Aveva dei bei ricordi di quando aveva cinque anni? - Corso le aveva continuato a fare domande a cui lei non pareva sapere rispondere. - Ma perché mi fai tutte queste domande? Me lo vuoi ritrovare? Sei un detective? Ti serve una foto?- ed era scoppiata a ridere.
- Avete scopato?- fu la sua ultima domanda - Beh certo! Siamo stati insieme per più di un anno! Non mi sono mai votata alla castità! Ma ti sembrano domande da fare?- aveva risposto lei.
- Quando vi siete rivisti, due anni dopo, avete scopato?-
- Perché dovrei risponderti? Guarda che ho capito! Tu mi stai giudicando! Tu pensi che io sia una di quelle che se la fa con quelli impegnati! Ma non mi conosci per niente! Tu non sai niente di me! Ci saremmo visti cinque o sei volte… E tu sei già li che mi punti il dito contro! Chi cazzo ti credi di essere?! -
La tizia si era fatta prendere dai nervi ed era andata avanti per un bel po'. Corso non le dava più retta. Dopo un paio di giorni la cosa fu dimenticata. Lei disse ad altri di non portare alcun rancore. Che le davano solo fastidio le persone che si permettevano di giudicare. Corso, informato, non dimostrò alcun interesse. Personalmente ero d'accordo con Corso, o almeno credevo di esserlo. Oggi nessuno vuole essere giudicato. Non lo vuole chi occupa le posizioni di potere, di qualsiasi potere si parli, non lo voglio i gruppi né i singoli. Ed a ciò si accompagna un certo "permissivismo" nel giudicarsi. C'è la tendenza a vedersi sempre un po' meglio di quello che sì è. L'autocritica è morta, seppellita da diritti incontestabili e condivisi. Si potrebbe essere accusati di violare la legge sulla privacy perché si assiste ad un omicidio? Non riesco a seguire un pensiero per più di dieci minuti. Ho pensato a tutto questo lasciando lì la e-mail di Sante.
- Il tuo lavoro sarà ritrovare Lucia. Perché è quasi una settimana che non la vedo e non riesco a mettermici in contatto… Non posso credere che sia stata una sua iniziativa quella di sparire. Se voleva lasciarmi me l'avrebbe detto in faccia. In fondo non ci vediamo da molto, per quanto io ammetta di essere coinvolto come mai lo sono stato… E comunque non ha senso perché tutto stava andando benissimo. Tu non hai idea!- Nonostante la forma scritta, qui Sante si era fatto prendere la mano. Mi racconta di sguardi, situazioni, parole, baci e carezze. Mi sembra di leggere un romanzo rosa che a tratti prenda una vena più erotica La e-mail è molto lunga. All'inizio non ci avevo fatto caso… Ma per giudicare dovrò arrivare fino in fondo…
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