Sergio, apparentemente sbronzo, me lo ordina dal sedile posteriore della mia macchina.
Non sto nemmeno a dire che non mi sembrerebbe il caso, che "quella" non credo desideri vederlo, che nelle attuali condizioni potrebbe fare cose di cui, domani mattina, potrebbe pentirsi amaramente.
Ma non sono un confessore nè una guida morale. Io guido...
Così, senza nemmeno rispondergli, inverto il senso di marcia e mi dirigo dove mi ha indicato.
Dopo pochi minuti mi fermo davanti al portone del caseggiato dove abita "quella".
Scendo dalla macchina e apro la portiera a Sergio.
- Siamo arrivati... -
Lui scende a fatica ed atterra con le ginocchia sul marciapiede.
Lo aiuto a recuperare la posizione eretta.
Lui mi ringrazia e fissa i suoi occhi nei miei, da pochi centimetri di distanza.
- Non me ne vado da qui senza una "fine" degna di questo nome.... ci vediamo...-
Non ho nulla da dire, per cui, chiudo la portiera, gli lascio un po' di tabacco, qualche cartina e un paio di filtrini, pacca sulla spalla e me ne vado.
Non lo guardo nemmeno dallo specchietto. Sergio è entrato in una dimensione in cui non centro un bel nulla. Domani ne potremo riparlare e forse potrò dirgli la mia, niente di più.
Quella l'abbiamo vista qualche ora prima. Si è tagliata i capelli come se qualcuno le avesse schiacciato una scodella in testa. Faceva comunque la sua sporca figura, lei e il suo sguardo sfuggente. Sergio non ci ha più visto e si è lanciato all'arrembaggio... andando a cozzare contro le difese di "quella" e inciampando nel trocco alcohl che aveva buttato giù per dimenticare la stessa "quella".
L'istinto mi porta ad essere solidale con le altrui sofferenze, la ragione me ne allontana.
A volte vince il primo, spesso. Altre volte me ne allontano.
"Qual'è l'espressione che la nostra epoca esige, l'epoca non esige alcuna espressione. Abbiamo visto fotografie di madri asiatiche che hanno perduto i propri cari, non ci interessa lo spasimo dei tuoi organi in subbuglio nulla di quanto puoi mostrare in volto può eguagliare l'orrore dei nostri tempi, non provarci neanche, non faresti altro che esporti al disprezzo di coloro che hanno sofferto per davvero..." (cit L. Cohen)Escono queste parole dall'autoradio. Non ho mai capito perchè ho inserito questa traccia in un cd da ascoltare in macchina...
Prendo l'autostrada e decido di fermarmi ad un autogrill.
Entro e mi prendo un caffè.
Al banco c'è una coppia che parla sottovoce. I loro prossimi intenti sono chiari e si intuiscono dal tono e dal volume della voce. Quando esco si stanno baciando vicino alla porta di entrata. Lui approfitta della copertura della borsa di lei per accarezzarla attraverso la gonna all'altezza del pube.
Entro in macchina e mi giro. Indovino dal labbiale di lei questa frase: - Continua a baciarmi, non smettere..."
Mi sembra una scena irreale è un po' costruita. Ma forse saranno le luci dell'autogrill che gli fanno da sfondo. Riparte l'autoradio...
"non piantarmi addosso i tuoi occhi ardenti quando parli d'amore, se vuoi far colpo su di me quando parli d'amore mettiti la mano in tasca o sotto il vestito e gioca..."(cit L. Cohen)Riparto e mi accorgo di aver completamente perso la voglia di tornare a casa.
Andare dritti, in autostrada, non è così difficile.
In Islanda, sotto il ghiacciao Eyjafjallajokull, un vulcano ha deciso di eruttare.
Da alcuni giorni gli aereoporti di mezza Europa sono bloccati e molti voli vengono cancellati.
Oggi la nube di cenere arriverà sopra di me.
Qualche anno fa, ho deciso di esplodere, da allora decollo difficilmente e quelle poche volte in cui lo faccio, sono sempre costretto ad atterraggi di fortuna...
Ti ho perso per poco... la tua abilità nel prendere era limitata e la tua volontà di darmi qualcosa era patetica quanto le tue scuse...
Non ci saranno rimborsi per danni dovuti al ritardo dei voli.

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