Sono passati quattro giorni e non c'è traccia della e-mail di Sante.
E' pur vero che non mi ha nemmeno chiamato, non è venuto a suonare alla mia porta e non mi ha nemmeno risposto di no.
Conoscendolo credo che, seppur infastidito, se ha veramente bisogno di me, presto leggerò le sue righe. Forse ha capito che ho bisogno di tempo.
In un certo senso è quest'attesa a tenermi in piedi.
Non c'è ansia o agitazione è una questione assai diversa, è un input che arriva dall'esterno
Attualmente la risposta negativa, il "vaffanculo", la e-mail di Sante sono gli unici fili che mi colleghino con l'esterno.
Non lo capisco completamente neanch'io, ma così è.
Dopo avergli scritto l'sms, ho dovuto capire "come" avrei atteso la sua risposta. Perché è facile in certi casi darsi dei propositi ed è altrettanto facile pensare per qualche minuto e collegare il momento in cui si decide che inizia l'attesa e quello in cui l'attesa finirà, per poi iniziarne un'altra o per dare inizio ad un'azione. Nel mio caso il problema reale è che dopo meno di mezz'ora stavo naturalmente tornando preda dei miei malesseri.
E' stata questione di un attimo, l'attimo in cui me ne sono accorto e ho raccolto le forze. Forze di per sé risibili ma sufficienti per permettermi di pensare.
Non è la prima volta che mi trovo in queste condizioni e non ho mai pensato che sarebbe stata l'ultima. Così conservo medicinali utili in queste evenienze.
Ho raggiunto il mobiletto dei medicinali e mi sono subito accorto di avere una discreta collezione di pastiglie. Le prima quattro scatole risultavano scadute.
Un segno rinfrancante da un certo punto di vista, deve essere passato del tempo dall'ultima volta in cui ne ho avuto bisogno. Altre tre scatole erano alla fine, con i blister schiacciati come un cimitero di tombe divelte.
Ed erano ancora più vecchie delle precedenti. Forse le "prime", quelle che avevo tenuto quasi come souvenir del primo viaggio nelle ombre che la mia testa aveva deciso di farsi. Ne rimanevano ancora due. Le ho prese con una certa agitazione. Non avevo intenzione di rivolgermi a dottori, specialisti, strizzacervelli o simili per ottenerne altre. Sarebbe stato meglio? Forse, ma non avevo ancora deciso di tentare una risalita definitiva, m'interessava qualcosa di più momentaneo
Quando ho letto le date sulle confezioni mi sono sentito meglio. Quei numeri mi concedevano ancora tre mesi di affidabilità. Una delle due era praticamente nuova, l'altra a metà e per fortuna ambedue avevano lo stesso nome stampato sulla confezione.
Leggo sul bugiardino:
"La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 10 mg al giorna e la dose aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg al giorno, alla dose raccomandata in base alla risposta del paziente."
Ricordo con chiarezza che i 10 milligrammi all'epoca non mi avevano nemmeno fatto il solletico. Così ho deciso di iniziare con 20 milligrammi al giorno, esattamente il dosaggio di una compressa.
Questi farmaci non hanno un effetto immediato, di solito la prima compressa sembra di non averla nemmeno presa. Questa volta invece mi ha regalato almeno sei ore di sonno. Al risveglio ho controllato la casella e-mail, ma di Sante non c'era nessuna traccia. Inviti arrivati tramite social-network, offerte su siti di vendita, alcuni aggiornamenti provenienti da newsletter. Tutti finito immediatamente nel cestino.
Anche il cibo ha una sua funzione ben precisa. Ho letto da qualche parte che lo stomaco (o l'intestino, ora non ricordo) è l'organo su cui ricadono maggiormente i rapporti emotivi che abbiamo con chi e con ciò che ci circonda.
Attualmente mi è difficile individuare un "chi", ma sono pienamente cosciente che ci sono miliardi di persone là fuori e che presto potrei essere in qualche modo costretto a rivederne qualche decina.
Ho guardato nel frigorifero, era rimasta solo cibo surgelato, perlopiù verdure.
Il colore verde dovrebbe rilassare se non erro e così ho scelto degli spinaci.
Non dico che avessi voglia di spinaci né tantomeno che avessi un gran appetito ma ero cosciente che senza cibo la mail non l'avrei mai letta.
Nei due giorni successivi la paroxetina ha creato un minimo di "respiro".
Non so descrivere in altri modi la sensazione. Prima ti senti andare giù ad una velocità costante e ti senti immobile in questa sorta di affondare. Poi arrivi ad un punto in cui sei sul fondo, insabbiato. Trattieni il respiro perché ti sembra di essere costantemente sott'acqua. In qualche modo riesci a riossigenarti ma non ti è chiaro il modo. Poi non pensi nemmeno più a come stai respirando. Quelle compresse è come se ti fornissero una lunga cannuccia che arriva fino al di sopra dell'acqua. Con la cannuccia puoi respirare un po' meglio, anche se l'ossigeno arriva ancora in quantità molto di sotto della norma, ma intanto puoi dedicarti ad altro. Ritorni a muoverti un po' più fluidamente e a guardarti intorno con un po' di chiarezza, se di chiarezza posso parlare.
Il terzo giorno sono anche riuscito a fare una lavatrice, a pulire la cucina e ad andare, molto velocemente, a comprare del pane e del latte.
Al ritorno a casa sono crollato per qualche ora, mi ci è voluto un po' per tornare a livelli di coscienza accettabili. Non era successo niente. Appena uscito di casa avevo iniziato a ripetermi in testa le frasi che dovevo dire.
- Due ciabatte e un litro di latte intero, grazie…
Quant'è?…
A lei…
Buona giornata! -
Il negozio era anche vuoto e quindi ci ho messo poco, per strada non ho incrociato nessuno. Per la strada non c'erano nemmeno molte macchine.
E' stata la luce a cogliermi impreparato.
Molta più luce di quanta ce ne fosse a casa mia, un eccesso di vita in un certo senso.
Dopo cena mi faccio un caffè e mi metto davanti al computer.
Leggo a casaccio tra blog, siti d'informazione e forum.
Alle 22.00 precise vado sulla posta elettronica e trova la mail di Sante.
Ha un titolo ben preciso, "STRONZO" e finché non la aprirò non sarò sicuro se si riferisca a me, a se stesso o ad un terzo sconosciuto.
La paroxetina è un farmaco antidepressivo della categoria degli inibitori selettivi della ricettazione della serotonina. In qualche modo aumenta il flusso sinaptico della serotonina. Potrei dire una cazzotta, non sono un medico, ma l'ho capita così. Dicono che bisogna aspettare almeno un paio di settimane per capire se il farmaco faccia effetto o meno. Io so di per certo che le volte precedenti è servito, come ne sono serviti altri.
Ricordo anche benissimo che prima di prenderlo, durante, ma anche dopo, tutte le volte che ho "osato" dirne bene a qualcuno, tutti hanno come minimo storto il naso.
Perché quei farmaci lì, non oso nemmeno citarne il nome comune, non fanno bene…
si sa!Personalmente non sono un fan dei farmaci, non sono uno che quando ha due linee di febbre va dal dottore e si fa scrivere qualche chilo di antibiotici e richiede due o tre visite specialistiche .
Inoltre sono felice per tutti coloro i quali, dopo aver dichiarato di soffrire di
disturbi emotivi, psichici o simili, dicono che loro quella roba lì non la prendono, che ce la fanno da soli. Lo dico sinceramente, li ammiro.
Per quel che mi riguarda invece, ho imparato qualcosa. E non è stato nemmeno facile come lezione da imparare. Quando arrivo ad un certo punto, meglio una pastiglia al giorno che lasciare fare alle mie grandi risorse personali. Per questo prima di aprire la e-mail di Sante, mi vengono in mente tutti quei nasi "storti", tutte quelle smorfie e quei mugugni. Cerco nelle librerie musicali del computer e a loro, a tutti loro, senza troppa acredine né gran risentimento, perché non ce ne sarebbe ragione, dedico una canzone.
Nessun commento:
Posta un commento