sabato 1 gennaio 2011
Nell'ipotesi di aver fatto prima di aver pensato Part I
- E' inutile pensare a ciò che sia o meno "perfettibile"... -
Sono frammenti di pensieri che non sono esplosi ma di cui si rende conto di non avere completa coscienza. Un po' come la pioggia fitta che continua a battere contro la macchina. Contro il parabrezza e il tettuccio, così come contro il cofano e il baule.
E' un'enorme quantità d'acqua che scende dal cielo da giorni. Un'enorme quantità frammentata in tante piccole goccie che non si uniscono in un solo grande bacino d'acqua. Alcune formano pozzanghere, altre vengono assorbite dalla terra. Molte rimangono intrappolate nei vestiti dei passanti.
Ha appena superato l'entrata dell'autostrada e acceso il navigatore.
Conosce il nome dell'uscita e lancia solo qualche occhiata distratta al monitor.
Conoscendo il nome dell'uscita non c'è alcun bisogno di distrarsi con la mappa e la lunga striscia viola che indica la giusta direzione.
Si è premurato di togliere la voce a quell'aggeggio infernale.
Fino a pochi anni fa avrebbe semplicemente preso una mappa e si sarebbe fidato del suo senso dell'orientamento, per poi magari, arrivato sul posto, chiedere in un bar o alla prima persona che avesse incontrato, indicazioni per l'indirizzo.
Per ora si dedica alla guida. La macchina non è sua e le avverse condizioni atmosferiche lo portano a prestare maggiore attenzione alle risposte del volante e dei freni. Cerca di creare una momentanea complicità con i comandi. Indovinare il tempo di frenata, la risposta dei pneumatici all'asfalto bagnato.
Dopo alcuni chilometri acquista sicurezza ed aumenta leggermente la velocità. Molti degli altri veicoli si dispongono sulle corsie di destra o si fermano sotto i ponti.
Piove intensamente e a tratti i tergicristalli non sembrano garantire un'adeguata visibilità. Lui è convinto che non sia necessario vedere per chilometri davanti a sè. Basta tenere lo sguardo basso. Avere ben chiara la striscia bianca per mantenere la giusta traiettoria e contemporaneamente dare un'occhiata ai cartelli e alle luci di posizioni e gli stop delle macchine che lo precedono.
Il futuro è incerto ma lo si affronta meglio come una discreta consapevolezza del presente.
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